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mercoledì, 25 novembre 2009

Pompei (24 novembre 2009).- Sabato 28 Novembre, prossimo venturo, alle ore 10.00 apre i battenti la sede Campana del Coordinamento Nazionale Antimafia “Riferimenti”. L’immobile confiscato alla camorra è ubicato in via  Don Gennarino Carotenuto n. 26 Pompei (Zona mercato dei fiori), in una posizione strategica tra l’Agronocerino Sarnese e i comuni di Torre Annunziata e Castellamare di Stabia.  A dare il via agli incontri sarà Elisabetta Baldi, vedova del giudice  Antonino Caponnetto, fondatore del Coordinamento e padre del Pool Antimafia.

Con Lei, saranno presenti i procuratori della DDA di Napoli e Salerno e la Presidente di Riferimenti, Adriana Musella.

Parteciperanno delegazioni di studenti della scuola di Pompei, Castellamere di Stabia, Torre Annunziata, Scafati, Eboli, Nocera e alcuni ragazzi della comunità maschile minorile “Don Peppino Diana”, annessa al Centro per la Giustizia minorile per la Campania presso il Tribunale dei Minori Campano.

L’iniziativa dà il via al progetto ZEP (Zone di Educazione Prioritaria) che Riferimenti propone nei territori a rischio criminalità del Paese e che fa seguito al Protocollo d’Intesa siglato,  lo scorso 27 ottobre,  tra il Ministero dell’Istruzione (MIUR) e il presidente del Coordinamento Nazionale ‘Riferimenti’, Adriana Musella.

Con il protocollo, che avrà durata triennale, Il Miur e il Coordinamento nazionale Riferimenti, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, intendono, recita l’art. 1, “contribuire a promuovere i valori che sono alla base della nostra Costituzione;  rafforzare il senso di appartenenza ad una comune identità;  contribuire allo sviluppo di un nuovo umanesimo che si concretizzi in un forte impegno sociale teso alla costruzione ed al consolidamento di tutte le possibili forme di democrazia;  valorizzare la memoria storica, aiutando i giovani a capire meglio se stessi e la propria realtà, da cui partire per costruire consapevolmente e responsabilmente il proprio progetto di vita”.

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categoria:salerno e regione, malavita organizzata
mercoledì, 11 novembre 2009

Dopo una lettera inviata al ministro Prestigiacomo, il WWF  torna sull’argomento  chiedendo una perizia comparata sui Rov

 

Cosenza (11 novembre 2009).- “Sono consultabili sul sito web del Ministero dell’Ambiente www.minambiente.it i filmati del relitto di Cetraro realizzati dalla Nave Oceano su incarico del Ministero dell’Ambiente e della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro”, è quanto si evince da un comunicato diffuso dal Ministero guidato dalla Prestigiacomo. “Per completezza di informazione, esigenza di trasparenza, e per consentire ogni comparazione, sul sito – continua la nota m ministeriale - è consultabile anche il filmato della precedente indagine sottomarina, quella realizzata in settembre dalla ‘Copernaut’ della ‘Arena Sub’ su incarico di Arpacal”. Trasparenza che non rassicura il WWF  che, invece,  rilancia sulla vicenda delle ‘Navi a perdere’. “Si configurano in queste ore – scrive il WWF -  ulteriori incongruenze  tra le dichiarazioni del Ministero dell’ambiente e  della Regione  Calabria viste le dichiarazioni del pilota del ROV sulle due stive piene di fusti avvistate nel relitto della prima ispezione, mentre la DDA di Catanzaro aveva parlato di una sola stiva vuota”. ...Continua su www.diariosette.it

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categoria:cronaca, malavita organizzata
giovedì, 01 ottobre 2009

Silvio Greco (assessore ambiente della regione Calabria): recuperare il relitto e mettere in sicurezza i fusti velenosi è un’operazione “di interesse nazionale” che “non può essere lasciata alla magistratura, né a una Regione”

Roma (1 ottobre 2009).- Il Wwf ha chiesto un’azione straordinaria del Governo e lo stanziamento immediato di fondi per il recupero della  nave Cunsky, l’ultimo relitto dei veleni inabissato  a largo delle coste di Cetraro (Calabria), e per la bonifica della discarica di Serra d’Aiello, dove si è rilevato  inquinamento radioattivo. E' quanto ha confermato il presidente del Wwf Italia Stefano Leoni durante una conferenza stampa alla quale ha partecipato anche Silvio Greco, assessore all’ambiente della regione Calabria.

Esistono tecnologia e mezzi, mancano però  - ha dichiarato Leoni -fondi necessari per sventare il pericolo di una bomba a orologeria che minaccia la salute di cittadini e ambiente, oltre a compromettere e a mettere in ginocchio le già fragili economie di questi territori”. Come i lettori ricorderanno è stata la Regione, con propri fondi, a dare il via alle operazioni per l’individuazione della nave il cui relitto fu filmato da un  robot sottomarino,  le operazioni  il 12 settembre. Da allora  Roma tace. L’impegno “immediato e straordinario del governo” richiesto dalla giunta non c’è stato. “Quello che chiediamo – ha ribadito Silvio Greco - è la ‘caratterizzazione’, cioè che si accerti cosa c’è dentro quei fusti. Poi, individuata la natura del carico, la bonifica. Intendiamo dire la rimozione di  tutto il carico e con esso il relitto. Ma soprattutto la predisposizione della ricerca di eventuali altre navi nei nostri mari”. Non si chiede, ha ribadito l’assessore, la ricerca delle 30  carrette del mare” affondate nel Mediterraneo, “ma almeno di avviare le ricerche delle altre due navi a cui il collaboratore di giustizia ha detto di aver partecipato personalmente all’affondamento”. ...Continua su www.diariosette.it  

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categoria:politica, cronaca, malavita organizzata
venerdì, 21 agosto 2009

L’indagine svolta da Contribuenti.it mette in risalto il ruolo del quartiere napoletano di Scampia

 

Roma (21 agosto 2009).- Sono 43 i paradisi fiscali nel mondo. Paesi dove, grazie ad  un regime di imposizione fiscale basso o assente, molte imprese preferiscono stabilire la propria sede;  Paesi in cui  le regole particolarmente rigide sul segreto bancario consentono di compiere transazioni coperte. Ma, in alcuni casi, non è necessario mettere il naso fuori dall’Italia come dimostrano i dati elaborati da Contribuenti.it  che individuano nel distretto "industriale" di Scampia il più importante paradiso fiscale per le imprese è in Italia.

Nel tristemente noto quartiere di Napoli, dove si combatte, in un'alternanza di guerra e pace armata, una faida di camorra, sono presenti ben 13.000 imprese di cui 8.600, tra individuali e società di capitali, sono riconducibili a imprenditori cinesi che le gestiscono tramite prestanome.

Questo è quanto risulta da un'inchiesta, presentata oggi a Ischia alla presentazione della manifestazione Fisco Tour 2009, condotta da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti italiani elaborando dati della Camera di Commercio e de Lo Sportello del Contribuente di Napoli. Non solo: a Scampia risulterebbero immatricolate a prestanomi anche 2234 auto di cilindrata superiore ai 2500 cc: una arzilla signora di 82 anni figurerebbe proprietaria di due Ferrari, sette Suv e dodici autovetture extralusso.

Sembra che le aziende presenti a Scampia - afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - operino in tutti i settori industriali, tra cui l'abbigliamento, la produzione di detersivi e dei giochi”. Insomma, altro Svizzera, Lussemburgo e Montecarlo. Nelle strade della periferia napoletana, 70 mila abitanti, operano ben 6.600 imprese individuali, 5.100 società di capitali, 1.300 di persone. Due terzi di queste, riconducibili ad imprenditori cinesi, operano, secondo Lo Sportello del Contribuente, con prestanomi. In totale, le partite Iva cinesi aperte a Scampia sono oltre 8.600.

Le statistiche - continua Carlomagno - poi, fanno il resto. Analizzando i dati, per conto di una multinazionale italiana, è emerso che conviene aprire la sede legale a Napoli - anziché a Zurigo o le Bahamas, classici paradisi fiscali - dove il 50% delle società non pagano le tasse, con punte record del 98% a Scampia”.

E´ ora di finirla con modeste misure di contrasto all´evasione fiscale - conclude Carlomagno - Come per il credito, è necessario assegnare ai Prefetti un ruolo nel controllo nella lotta all´evasione fiscale con la costituzione di un osservatorio presso tutte le Prefetture e la partecipazione di tutti i diretti interessati: i rappresentanti delle società, i rappresentati del fisco, i rappresentanti dei lavoratori ed i rappresentanti dei contribuenti ed il Prefetto coordinerà questo tavolo. All'osservatorio dovranno partecipare tutti coloro che sono interessati a migliorare i rapporti tra fisco e contribuenti, applicando la Tax compliance, per evitare che l´evasione dilaghi nel nostro paese”.

 

 

postato da: VincenzoGreco alle ore 11:38 | link | commenti
categoria:economia, malavita organizzata
giovedì, 30 luglio 2009

Legambiente denuncia nel dossier “Cemento disarmato” le tante “storie di un Paese a rischio crollo, tra sabbia e cemento”

 

Cosenza (30 luglio 2009).- L’ordine di sgombero dell’ospedale  San Giovanni di Dio  emesso dalla Procura di Agrigento “per gravi carenze nella qualità del calcestruzzo utilizzato” ha acceso i riflettori su un’Italia dai piedi di argilla. Sono, infatti, tantissime le storie di immobili, pubblici e privati, costruiti come l’ospedale di Agrigento. Storie che raccontano di un Paese dove strade, ponti, gallerie, scuole, ospedali, palazzi di Giustizia e commissariati di Polizia sono costruiti con cemento taroccato.

È quanto rivela ‘Cemento disarmato” , dossier stilato da Legambiente sulle costruzioni fatte con troppa acqua e troppa sabbia. Giganti di argilla tanto che le opere cominciano a crollare già durante i lavori, si sbriciolano, si sfanno d’un colpo o un pezzo alla volta.

Elemento comune di ogni storia è la mano della criminalità organizzata che lucra e realizza fondi neri per i propri sporchi affari risparmiando sul cemento e sostituendolo con la sabbia. “Che il crimine organizzato abbia di fatto una specie di monopolio nel mercato del calcestruzzo – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente, Sebastiano Venneri -  è un dato incontrovertibile. Basti pensare a ciò che accade in provincia di Trapani dove lo Stato oggi, detiene il 90% delle imprese di produzione di calcestruzzo sequestrate o confiscate a esponenti della malavita, che fino a qualche settimana fa hanno fornito la materia prima per tutte le opere di quella zona. Secondo quanto emerge da un’indagine della Questura di Trapani – ha aggiunto Venneri - il quartier generale di Cosa Nostra sarebbe stato proprio nella sede della Calcestruzzi Mazara S.p.a, un’impresa della famiglia Agate, alleata di Matteo Messina Denaro”. Dove il cemento truccato va forte è soprattutto in Sicilia; nella regione i picciotti producono vagonate di pessimo calcestruzzo e lo utilizzano direttamente ne cantieri. “E’ una truffa al quadrato”, denuncia Legambiente. ...Continua su www.diariosette.it

postato da: VincenzoGreco alle ore 16:19 | link | commenti
categoria:politica, economia, malavita organizzata
mercoledì, 24 giugno 2009

Ennesimo episodio di usura scoperto dalla Guardia di Finanza  sull’asse Cava dei Tirreni-Nocera Inferiore

Salerno (24 giugno 2009).- Sono ovunque, pronti ad intervenire non per salvarti la vita ma per renderla più difficile. Pronti ad approfittare di una debolezza o di un passo falso si presentano, puntuali, come amici disposti a risolvere i tuoi problemi. Solo dopo ci si rende conto di essersi imbattuti in uomini privi di scrupoli: i cravattari. Guai a  fare il passo più lungo della gamba; a chiedere  un prestito per andare in vacanza o per acquistare un abito, per comprare un’auto o per ristrutturare l’appartamento senza aver fatto i conti con il proprio portafoglio. E’ la strada più breve per cadere nelle grinfie di questi uomini dal colletto bianco e per rovinarsi la tranquillità familiare.

Il prestito arriva subito ma  gli interessi sono altissimi. Eloquente quanto accaduto a  Cava dei Tirreni dove le indagini  della Guardia di Finanza hanno portato alla luce un frenetico giro di denaro e altri titoli bancari di vario genere, come assegni e cambiali. Il metodo utilizzato, scoperto dai finanzieri, è il prestito di denaro da parte di soggetti a imprenditori in stato di difficoltà. A far scattare le indagini è stata la denuncia di un imprenditore, costretto a lasciare la propria attività e ad emigrare per cercare lavoro.

Dalle indagini “è emerso che gli indagati si sono dedicati in via sistematica, continuativa e professionale a prestiti di denaro a tasso di usura nei confronti del malcapitato e, probabilmente, di altri commercianti o privati, per cifre assai variabili a seconda dei casi e a tassi d'interesse 'personalizzati’, ma sempre largamente superiori ai limiti di legge, poiché sfioravano anche il 50% annuo”. I dati sul fenomeno sono chiari: l’indebitamento delle famiglie ha raggiunto i 350, 2 miliardi di euro, pari al 49% del PIL. Solo fino a otto anni fa, nel 2001, questa percentuale superava di poco il 30%. E mentre prima  il ricorso al credito al consumo  era finalizzato all’acquisto di beni durevoli,  oggi si ha la percezione che questo sia dovuto alla riduzione del potere d’acquisto dei salari  e, alla contestuale necessità, di far fronte alla mancanza di liquidità. L’usura si conferma , quindi, un fenomeno sociale diffuso che si espande  in funzione della congiuntura economica.

Lo zoccolo duro è costituito  da famiglie povere e microimprese. Una situazione che  si è aggravata ulteriormente nell’ultimo periodo a causa della crisi che ha colpito il commercio. Secondo l’ultimo Rapporto “Le mani della criminalità sulle Imprese” redatto da SOS Imprese, associazione antiraket e antiusura associata promossa da Confesercenti, il tributo pagato dai commercianti a causa della lievitazione del capitale e degli interessi si aggira in non meno di 12 miliardi di euro....Continua su www.diariosette.it
postato da: VincenzoGreco alle ore 19:43 | link | commenti
categoria:economia, scuola e università, malavita organizzata
martedì, 23 giugno 2009

Salerno (23 giugno 2009).- Scoperto dalla GdF  di Cava dei Tirreni, località in provincia di Salerno, un giro d’usura. L’operazione si è concretizzata dopo una  serie di controlli economico-finanziario del territorio disposta dal Comando Provinciale e dal Gruppo di Salerno e condotta sotto la direzione del Sostituto Procuratore della Repubblica di Salerno Vincenzo Senatore.

A far scattare le indagini è stata la denuncia di un imprenditore, costretto a lasciare la propria attività e ad emigrare per cercare lavoro. Dalle indagini è emerso che gli indagati si sono dedicati in via sistematica, continuativa e professionale a prestiti di denaro a tasso di usura nei confronti del malcapitato e, probabilmente, di altri commercianti o privati, per cifre assai variabili a seconda dei casi e a tassi d’interesse “personalizzati”, ma sempre largamente superiori ai limiti di legge, poiché sfioravano anche il 50% annuo.

Le indagini hanno portato alla luce un frenetico giro di denaro e altri titoli bancari di vario genere, come assegni e cambiali.

Il metodo utilizzato, scoperto dai finanzieri, è il prestito di denaro da parte di soggetti a imprenditori in stato di difficoltà, «agganciati» utilizzando canali «non ufficiali», attraverso: la contestuale ricezione di assegni postdatati e/o di cambiali per importi perfettamente equivalenti a quelli anticipati a titolo di prestito (per eludere attività di indagine e simulare la restituzione di un normale prestito tra conoscenti); la ricezione delle maggiorazioni per gli interessi a mezzo assegni già compilati e posdatati o cambiali, per importi con interessi oltre il tasso di usura.

Di fronte alle difficoltà e ai ritardi di onorare i prestiti, ammontanti con gli interessi a diverse centinaia di migliaia di euro, puntualmente non sono mancate le minacce di morte anche verso familiari della vittima.

Le operazioni, particolarmente laboriose in ragione dell’ampiezza del giro delle attività illecite e del notevole lasso di tempo considerato (dal mese di gennaio del 2000 al mese di dicembre del 2006), hanno permesso di scardinare uno strisciante e infido sistema di prestiti tra la città metelliana e l’agro nocerino, da parte di gente priva di qualunque scrupolo a danno di persone in stato di bisogno.

Gli indagati M.G., P.L., R.G. e R.C. conoscenti diretti della vittima, rischiano diversi anni di reclusione, oltre all’aumento di pena previsto per le aggravanti del caso e a congrue multe.

postato da: VincenzoGreco alle ore 21:20 | link | commenti
categoria:cronaca, salerno e regione, malavita organizzata
martedì, 16 giugno 2009
50 milioni di euro di finanziamenti pubblici frodati allo stato e 300 mancate assunzioni: 28 indagati in diverse regioni d’Italia, di cui 4 agli arresti domiciliari, e 9 stabilimenti industriali sequestrati

 Nocera Inferiore, Salerno (16 giugno 2009).-Un pozzo senza fondo; una organizzazione messa in piedi per lucrare ai danni dello stato. Questo è quello che hanno scoperto i finanzieri della Compagnia di Nocera Superiore. Al termine delle indagini eseguite tra il 2006 ed il 2009 la GdF ha scoperto che alcune aziende, insediatesi negli ultimi dieci anni nell’area industriale di Nocera Inferiore (SA), località Fosso Imperatore, e riconducibili allo stesso sodalizio criminoso, hanno richiesto e ottenuto illecitamente finanziamenti pubblici per circa 50 milioni di euro, di cui 34 milioni già incassati ed il resto tempestivamente “congelati” dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla Regione Campania a seguito delle puntuali informazioni rese dalla Polizia Giudiziaria nel corso delle indagini.

L’attività criminale si è concretizzata nell’ambito delle iniziative pubbliche volte al recupero, alla valorizzazione e alla gestione di un’area industriale dismessa di circa 166 mila mq. già appartenuta alla società MCM (Manifatture Cotoniere Meridionali), ove erano impiegati 700 lavoratori.Nella seconda metà degli anni Novanta l’area viene ristrutturata, divisa in lotti e ceduta a titolo gratuito alle ditte subentranti (previa selezione prevista da apposito bando), che si impegnavano dal canto loro ad assumere il personale già colà impiegato. Nell’ottobre 2001 si conclude l’iter di concessione del finanziamento pubblico denominato “Contratto di Programma” a sostegno di tali imprese e dell’occupazione, che prevede: investimenti totali per quasi 80 milioni di euro, di cui circa 50 milioni a carico dello Stato, con l’impegno per le aziende di assumere a regime minimo 762 lavoratori; l’inammissibilità del cumulo con altre agevolazioni pubbliche sugli stessi beni; versamento di capitale di importo congruo rispetto alla rata richiesta; invio tempestivo della documentazione di spesa per gli investimenti eseguiti (principalmente ristrutturazioni degli stabilimenti e acquisto di macchinari); attestati del loro avvenuto pagamento....Continua su www.diariosette.it

postato da: VincenzoGreco alle ore 23:31 | link | commenti
categoria:cronaca, salerno e regione, malavita organizzata
mercoledì, 27 maggio 2009

L’allarme lanciato dalla Cgil che chiede interventi tempestivi per evitare che tutta la rete autostradale possa essere governata dalle cosche mafiose

 

Salerno (27 maggio 2009).- Ancora un’opera edile appaltata ad un’impresa dei Casalesi.  Dopo che, nei giorni scorsi, la Magistratura era intervenuta per sospette infiltrazioni malavitose in due cantieri della provincia di Salerno (il primo a Cava de’ Tirreni, il secondo relativo alla costruzione delle strade di accesso al termovalorizzatore), un nuovo preoccupante capitolo si sta aprendo per un cantiere del tratto salernitano dell’autostrada SA-RC.

Questa volta il provvedimento di sospensione ha colpito l’appalto affidato alla Contursi scarl, società consortile delle imprese SIG e Tirrenia Scavi.

Una situazione allarmante – dichiara in una nota congiunta Franco Tavella e Michele Di Vece, rispettivamente segretario generale della  CGIL e segretario della Fillea   Salerno -che rischia di penalizzare qualsiasi prospettiva di sviluppo della nostra provincia”.

Temiamo, aggiunge la nota sindacale, “che la giusta ed efficace pressione esercitata da Magistratura e Forze dell’Ordine nel casertano e nel napoletano possa indurre alcuni clan camorristici a spostare i propri interessi illeciti sul territorio salernitano”. Il rischio è concreto e richiede l’impegno di tutti a tenere alto il livello di guardia e ad intensificare i controlli.

E’ lo stesso dossier di Legambiente  a lanciare l’allarme  sul rischio di infiltrazioni criminali negli appalti pubblici.  In realtà il fenomeno riguarda l’intero territorio nazionale anche se l’attenzione degli inquirenti si è concentrata  soprattutto sulle quattro regioni del sud inquinate dalla presenza di organizzazioni mafiose. Sono, infatti, “i soldi dei contribuenti italiani ed europei – si legge nel Dossier – il valore aggiunto per le cosche, ormai perfettamente a loro agio tra assessorati, uffici tecnici comunali, studi commercialisti, uffici ministeriali, banche e istituti finanziari”. Un aspetto preoccupante e che è l’elemento fondamentale su cui ruotano tutte le principali indagini: ECO 4 della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli “sulle infiltrazioni nella provincia di Caserta dei clan campani nella gestione dei rifiuti urbani all’interno del Consorzio dei rifiuti Ce4”; Vivaio, con il quale il nucleo di  Messina “ha accertato il coinvolgimento del clan dei ‘Mazzarroti’ nella gestione degli appalti e subappalti pubblici in tutta la provincia di Messina”;  per finire alle inchieste sui lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria.... Continua su www.diariosette.it
postato da: VincenzoGreco alle ore 23:12 | link | commenti
categoria:economia, salerno e regione, malavita organizzata