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mercoledì, 11 novembre 2009

Dopo 20 anni dalla caduta del Muro ci sono ancora barriere costruite per dividere gli uomini

 

Roma (11 novembre 2009).- A 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino ci sono ancora molti ‘steccati’ costruiti dall’uomo che limitano la libera circolazione e offendono la dignità umana: da quello che divide il Messico dagli Usa ai 700 chilometri  che  Israele ha alzato intorno alla Cisgiordania; da quello che  divide  l’Irlanda del Nord dalla Repubblica d’Irlanda a quello che separa le due Coree. Poi ci sono i tanti steccati ideologici, mentali, culturali che spuntano all’improvviso in ogni parte del mondo. Non a caso, intervenendo a Salerno per commemorare il ventennale della caduta del Muro , il senatore Giuseppe Esposito parla di un unico “muro da ergere” che “è solamente quello a difesa di tutte le libertà”. Per  Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, “la caduta del Muro simboleggiò l'apertura delle frontiere, mentre l'Europa che oggi risponde alle sfide delle migrazioni somiglia a una fortezza.  Persone in fuga dalla guerra, dalla violenza o dalla persecuzione in altre parti del pianeta vengono letteralmente ricacciate in mare”. Nel maggio di quest'anno, la vita e l'incolumità di centinaia di migranti e di richiedenti asilo a bordo di tre imbarcazioni nel Mediterraneo sono state messe a rischio prima da una diatriba tra le autorità italiane e maltesi sul loro obbligo di rispondere a una richiesta di soccorso marittimo, poi dalla decisione del governo italiano di rinviarle in Libia, senza valutare le loro necessità di protezione.
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categoria:politica, esteri, cronaca
giovedì, 29 ottobre 2009

Roma (22 ottobre 2009) – Si chiama “Innocenti Insight” il rapporto  dell’Unicef  sulle condizioni di vita delle famiglie dei bambini immigrati  in otto paesi industrializzati: Australia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.

Bambini che rappresentano una larga porzione della popolazione complessiva infantile nei paesi sui quali si è soffermata l’indagine: in Italia il 10 %; nel Regno Unito il 16 %; in Francia il 17 %; nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti d'America il 22 %; in Germania il 26 %; in Australia il 33 % e in Svizzera il 39 %.

Quello che emerge da questo nuovo rapporto è che molti bambini e adolescenti immigrati si trovano in situazioni di svantaggio rispetto ai bambini e ai ragazzi autoctoni. L’esempio è dato dal tasso di povertà che è più alto tra le famiglie immigrate con bambini rispetto a quelle autoctone, del 6-7 % in Australia, del 12-13 % in Germania, Francia e Stati Uniti.

Nonostante le differenze culturali, religiose, linguistiche ed etniche, i bambini, figli di immigrati, presentano spesso situazioni simili ai loro coetanei autoctoni, per quanto riguarda la composizione della famiglia e la condizione lavorativa dei genitori, ma spesso affrontano sfide educative ed economiche maggiori e tassi di povertà più alti”, afferma il professor Donald Hernandez, autore dello studio ed esperto di politiche sociali.

Secondo il rapporto, il benessere di questi bambini e adolescenti, in particolar modo di coloro che provengono da paesi a basso e medio reddito, è compromesso in molti ambiti, tra cui la sanità, l'istruzione, la sicurezza economica e abitativa e le opportunità lavorative. I bambini, figli di immigrati, rappresentano una percentuale significativa del totale di tutti i bambini che risiedono nei paesi presi in esame nello studio. Tuttavia, si sa molto poco sulle loro condizioni di vita. I bambini, figli di immigrati, sono ben lontani dal rappresentare una popolazione omogenea. ...Continua su www.diariosette.it

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categoria:esteri
mercoledì, 30 settembre 2009

In tutto il mondo ci sono conflitti sui quali i riflettori dei mass media non si accendono mai – ‘Adotta una crisi dimenticata’ è la campagna di sensibilizzazione lanciata da Medici Senza Frontiere  

Roma (30 settembre 2009).- Per numero di rifugiati e sfollati, Repubblica Democratica del Congo, Somalia e Sudan rappresentano oggi le tre più gravi crisi umanitarie al mondo. In questi paesi – simboli della “deriva” del continente africano – la guerra è realtà quotidiana da almeno due decenni. Dal 1989 ad oggi, infatti, sono 53 gli anni di conflitto ininterrotto, una cifra che si ottiene sommando 20 anni di guerra in Sudan, 18 in Somalia e 15 nella Repubblica Democratica del Congo. Su queste e su altre crisi spesso i riflettori dei media si accendono ad intermittenza, per poco tempo; ed in alcuni casi rimangono spenti. Di qui la decisione di Medici Senza Frontiere (MSF)  di lanciare, lo scorso 11 marzo in occasione della presentazione del rapporto annuale sulle crisi umanitarie più gravi e ignorate dai media nel 2008,  la campagna “Adotta una Crisi Dimenticata”. L’obiettivo dichiarato della campagna, patrocinata dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), è quello  di sollecitare quotidiani e periodici, trasmissioni radiofoniche e televisive e testate on-line a parlare di una o più crisi dimenticate durante i prossimi 12 mesi, fino alla presentazione del rapporto del 2010. Nel  Rapporto 2008, le dieci crisi umanitarie identificate da MSF come le più gravi e ignorate nel 2008 sono la catastrofe umanitaria in Somalia; la situazione sanitaria in Myanmar; la crisi sanitaria nello Zimbabwe; i civili nella morsa della guerra nel Congo Orientale (RDC); la malnutrizione infantile; la situazione critica nella regione somala dell’Etiopia; i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nord-occidentale; la violenza e la sofferenza in Sudan; i civili iracheni bisognosi di assistenza; la coinfezione HIV-TBC....Continua su www.diariosette.it

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categoria:esteri, cronaca
martedì, 22 settembre 2009

Calabria, Toscana, Liguria e Piemonte impugnano la legge 99 del 2009 – Verdi e settori del Pd premono su Formigoni affinché anche la Lombardia ricorra alla Consulta

 

Roma (23 settembre 2009).- Calabria,Toscana, Liguria e Piemonte impugnano  di fronte alla Corte Costituzionale la legge 99/2009 e gli ambientalisti gioiscono. Nord, Centro e Sud uniti, quindi, per bloccare il ritorno dell’Italia al nucleare. A rompere il ghiaccio è stata la Calabria del  presidente Agazio Loiero e dell’assessore all’Ambiente Silvio Greco. Poi si sono mosse le altre. Ora si spera che “altre regioni seguano l’esempio e impugnino l’inaccettabile legge del Governo sulla localizzazione dei siti nucleari”, afferma Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd, che aggiunge: “si tratta di una scorciatoia inammissibile, mai vista in nessun paese occidentale che in barba ad ogni idea di federalismo, militarizza i siti e taglia di fatto la necessaria via della concertazione con i territori e con le regioni che non fossero disponibili ad ospitare gli impianti nucleari e lo stoccaggio delle scorie”. Ma qual è il punto contestato dai governatori? A far andare su tutte le furie è stata la delega nucleare  al Governo prevista dalla Legge 99/2009 che mette fuori gioco le Regioni. Un vero scacco matto sulla localizzazione degli impianti nucleari per la produzione dell’energia elettrica, sugli impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento degli impianti nucleari.

Tutto fatto  in contrasto con quanto stabilito dal Titolo V della Costituzione sui poteri concorrenti delle Regioni in materia di Governo del territorio e sul rispetto del principio di leale collaborazione., In base a questa valutazione, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia, con una lettera dell’11 settembre scorso inviata ai Governatori e a tutti gli assessori competenti, hanno chiesto l’impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale della norma contenuta nella legge 99/2009. “Il fatto- dicono le tre associazioni -  è particolarmente grave perché si vuole così scavalcare completamente non solo le Regioni ma anche gli enti locali per localizzare impianti e aree, equiparate ad aree militarizzate, gestite da privati”. ...Continua sul prossimo numero di www.diariosette.it

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categoria:politica, esteri, economia
martedì, 01 settembre 2009

Cresce l’offerta di pedofilia on-line soprattutto in Germania, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Italia, Canada, Francia e Giappone

 

Roma (2 settembre 2009).- In Europa “cresce l’offerta di pedofilia on line”. L’allarme è lanciato da Giovanni Arena, presidente dell’Associazione Telefono Arcobaleno, in occasione dell’audizione dinanzi alla ‘Commissione parlamentare per l’infanzia’. Nel mondo, il fenomeno è aumentato del 149 per cento dal 2003 ad oggi mentre è mutata “in maniera radicale” la “distribuzione geografica”. Infatti nel 2003, “il 17 per cento del materiale pedofilo era presente in Europa, mentre nel 2008 la percentuale è salita all'86,6 per cento”. L'Europa è, quindi,  l'unico continente al mondo nel quale cresce” in maniera esponenziale “l'offerta di pedofilia on line; segue l'America latina e, in minima parte, l'Africa. Frenano, invece,  il Nord-America, l'Asia e l'Oceania.

Sempre secondo Arenai clienti europei di questo mercato erano il 37 per cento nel 2003, mentre nel 2008 sono saliti al 58,5 per cento. Inoltre, è da rilevare che proprio Germania, Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Italia, Canada, Francia e Giappone,  ovvero il G8, sono, nell'ordine, i Paesi che fanno maggiore consumo di pedofilia on line, con una domanda che assorbe circa i due terzi degli scambi mondiali, alimentando il circuito criminale della richiesta di nuovi materiali illegali e della loro produzione e distribuzione”. In Italia, dai dati provenienti dalle linee d’ascolto di Telefono Azzurro (1.96.96 e 199.15.15.15), dal 114 emergenza infanzia e dall’hot 114, emergono alcune tendenze che possono aiutare a comprendere meglio il fenomeno della pedofilia e della pedopornografia on line. Innanzitutto l’età degli abusati: la classe d’età 0-10 anni è la più presente in questa triste classifica. Poi: il fatto che la maggior parte degli abusi avvengano in famiglia (quasi il 60%)....Continua su www.diariosette.it on loine dal 2 settembre 

postato da: VincenzoGreco alle ore 21:22 | link | commenti
categoria:politica, esteri, cronaca
martedì, 01 settembre 2009

Arrivano in Italia con la speranza di un lavoro dignitoso e onesto, ben presto la loro vita diventa un incubo 

Roma (2 settembre 2009).- Romania, Nigeria, Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria, Senegal: sono i luoghi da cui partono migliaia di giovani pieni di speranza che si infrangono, una volta giunti in Italia, con la realtà: prostituzione, sfruttamento nel lavoro agricolo, accattonaggio e attività illegali come lo spaccio di droga. 

Molti sono minori migranti non accompagnati che approdano, per esempio, in Sicilia e poi fuggono dalle comunità d’accoglienza dell’isola. I numeri riportati nel dossier di Save The Children ‘La tratta dei bambini in Italia’, stanno ad indicare, pur nella loro freddezza,  l’ampiezza del fenomeno: 54.559 le vittime di tratta che hanno ricevuto assistenza e protezione fra il 2.000 e il 2007. Di esse, un numero rilevante ma sicuramente sottostimato è rappresentato da minori: 938 gli under 18 assistiti e protetti nello stesso periodo. Numeri che si dilatano se l’analisi oltrepassa il confine. Sono 2,5 milioni le vittime della tratta di esseri umani nel mondo, l'80% delle quali donne e bambine; 1,2 milioni i minori, pari al 50% del totale.  Un business con un volume di affari - gestito da reti criminali transnazionali - pari a circa 32 miliardi di dollari l’anno e paragonabile a quello del traffico di armi o di stupefacenti. ...Continua su www.diariosette.it on line dal 2 settembre

postato da: VincenzoGreco alle ore 21:21 | link | commenti
categoria:politica, esteri, cronaca
martedì, 01 settembre 2009

Dall’Unicef immediata la condanna per quanto sta avvenendo, ai danni di  donne e bambini, nella Repubblica Democratica del Congo


Bukavu, R. D. Congo (28 agosto 2009) - Il Direttore generale dell'UNICEF Ann M. Veneman, in missione nelle province orientali della Repubblica Democratica del Congo, ha incontrato alcune vittime di stupri e violenze. Tra loro una ragazza di 15 anni, che aveva già incontrato nel 2006, durante la sua prima visita  in questo paese devastato da povertà e da conflitti.

“Nel 2006 ho incontrato una ragazza di 12 anni che era stata aggredita e brutalmente stuprata da quattro uomini - ha riferito Veneman - Non ho mai dimenticato la sua storia. Tre anni dopo, la ragazza è devastata dal dolore fisico e, soprattutto, ho visto nei suoi occhi una straziante angoscia”. La ragazza non può andare a scuola e non può pagare un medico. E’ seguita dalle donne della sua comunità, che le assicurano un riparo, ma a volte non hanno neppure di che darle da mangiare. "Tre anni fa mi disse che, una volta cresciuta, voleva diventare suora", ha riferito Veneman. "Oggi, alla mia domanda, mi ha confermato che questo è il suo scopo nella vita. La sua scelta dice tutto”.

Veneman ha visitato l'ospedale Panzi, una struttura sostenuta dall’UNICEF per la  terapia delle vittime di abusi sessuali. Con il fondatore e Direttore dell’ospedale, Dr. Denis Mukwege, Veneman ha incontrato pazienti e operatori del centro, che non solo fornisce cure mediche urgenti, ma è anche un rifugio sicuro per le innumerevoli vittime di stupri e torture. Nell’ospedale Veneman  ha incontrato una giovane donna il cui nome swahili significa 'amore'; ma la vergogna e la disperazione causate dalla violenza sessuale subita le hanno impedito di vivere una vita degna della bellezza del suo nome....Continua su www.diariosette.it on line dal 2 settembre 

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categoria:esteri, cronaca
martedì, 21 luglio 2009

Da nove anni in un carcere americano per un delitto non commesso – Il 29 luglio conferenza stampa a Palazzo Madama

Roma (22 luglio 2009).- Per Enrico Forti qualcosa si muove. La spasmodica attività di amici e parenti  si concretizzerà in una conferenza stampa che si terrà alle ore 12.00 di mercoledì 29 luglio. A Palazzo Madama, saranno presenti , insieme allo zio Gianni Forti, i senatori  Giacomo Santini, Marco Perduca e Silvia Velo. Ma chi è Enrico Forti, per gli amici ‘Chico’, e di cosa è accusato?  Talentuoso e poliedrico  trentino, ex campione di windsurf, produttore di cortometraggi, presentatore Tv, Forti  è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza situato nelle paludi delle Everglades. Li vi resterà fino alla fine dei suoi giorni. A condannarlo è stato il verdetto emesso, il 15 giugno 2000, da una giuria popolare della Dade Country di Miami. L’accusa è di omicidio di primo grado ai danni di Dale Pike, figlio di un albergatore di Ibiza, Anthony John Pike con il quale Forti aveva in corso una trattativa per l’acquisto di un albergo. Pike jr. viene trovato in una spiaggia a qualche decina di chilometri dal luogo in cui Forti lo aveva lasciato la sera prima. Chico viene arrestato e poi rilasciato dopo alcuni giorni con due accuse: la prima di omicidio e la seconda, che viene presto a cadere, di frode in relazione all’acquisto del complesso alberghiero. Una vicenda caratterizzata  da indagini poco chiare e omissive da parte della polizia locale. “Chico – scrivono gli amici che hanno dato vita ad una sito web e ad una pagina su Facebook- fu interrogato per rispondere dell'omicidio Pike senza l'assistenza di un legale, gli stracciarono la foto dei figli in faccia asserendo che non li avrebbe rivisti mai piu': una sentenza gia' scritta prima che venisse firmata dal giudice! Diversi test (DNA e macchina della verita') provarono l'estraneita' di Chico all'omicidio ma l'accusa suppose che fosse il mandante ma senza esibire alcuna prova ed essere supportata da un movente attendibile, solo sospetti!” e una ingenuità: aver dichiarato di non conoscere la vittima. ...Continua su www.diariosette.it

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categoria:politica, esteri, cronaca
martedì, 14 luglio 2009

Condannato in secondo grado a 48 anni di reclusione, l’italiano di Mola di Bari professa la sua innocenza – i riscontri gli danno ragione ma i giudici insistono  

 

Roma (15 luglio 2009).- Ha  compiuto 45 anni lo scorso 22 aprile, il terzo anno consecutivo trascorso  dietro le grate di un carcere brasiliano. Parliamo di Giuseppe Ammirabile, cittadino italiano nato a Mola di Bari il 22 aprile del 1964. Incensurato in Italia e nel resto del mondo, per la federale brasiliana invece ha un estesa lista di precedenti penali. Viene accusato e condannato,in prima istanza,  a 56 anni 9 mesi e 21 giorni. Le accuse sono pesanti: traffico internazionale di donne (esseri umani), associazione mafiosa. In appello cambia poco o nulla. Cade lo stampo mafioso, la banda armata, il falso ideologico, il traffico internazionale di esseri umani si riduce da sette donne ad una sola   ma resta una condanna pesantissima: 48 anni di carcere! Giuseppe   è uno dei circa 3.000 detenuti italiani all'estero, buona parte dei quali in Europa (soprattutto in Germania) ma anche in paesi sperduti e difficilmente raggiungibili. In Brasile le condizioni carcerarie sono da ‘terzo mondo’:  grave sovraffollamento, precarie condizioni sanitarie dei detenuti, presenza di bande le cui rivolte minano il già precario sistema penitenziario. Molti centri di detenzione risultano di fatto controllati al loro interno da bande criminali e i detenuti sono spesso sottoposti a torture e maltrattamenti e talvolta uccisi dalle guardie o da altri detenuti. Alcuni Stati hanno continuato ad applicare un sistema di isolamento prolungato nelle carceri di massima sicurezza, in violazione degli standard internazionali. Ed è in questo ambiente che si trova Giuseppe Ammirabile, italiano in attesa che venga discusso un nuovo ricorso. E’ una “corsa  continua contro il tempo”, ci scrive la moglie Giuliana Gioveneper poter preparare e presentare  sia il ricorso speciale (terzo grado nel Superior Tribunal de Justiça di Brasilia) che ad un Habeas Corpus” quest’ultima soluzione darebbe a Giuseppe l’opportunità  di affrontare il nuovo processo senza dover rimanere in carcere, “così come stanno facendo – continua Giuliana - gli otto brasiliani anche loro condannati sia in primo grado che in secondo grado ma con il beneficio di essere liberi, perché brasiliani!”....Continua sul prossimo numero di www.diariosette.it

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categoria:politica, esteri, cronaca