Nome: VINCENZO RAIMONDO GRECO Dall'ottobre 2005 sono giornalista pubblicista. Dal maggio 2008 sono componente dell'Ufficio Stampa dell'Università di Salerno
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Genova (2 ottobre 2009)- A poche settimane dalla storica sentenza di patteggiamento siglata dalla multinazionale farmaceutica Pfitzer®, condannata a ben 2,3 miliardi di euro di sanzioni per comportamenti commerciali spregiudicati e scorretti da parte dei suoi informatori scientifici, l’eccessiva aggressività del marketing del comparto pharma è oggetto di un convegnonazionale che si terrà a Genova il prossimo 9 ottobre, , nella storica cornice cinquecentesca di Palazzo Tursi, organizzato in collaborazione con il Comune di Genova e con il patrocinio di Regione Liguria, Provincia e Comune di Genova, Federazione Nazionale Ordini dei Medici ed Ordine dei Medici di Genova.
Al convegno parteciperanno: Emilia Costa (1^ Cattedra Psichiatria Università “La Sapienza”), Enrico Nonnis (Direttivo nazionale Psichiatria Democratica), Paolo Roberti di Sarsina (medico ed esperto del Consiglio Superiore di Sanità), Luca Poma (giornalista, autore ed esperto di marketing farmaceutico) ,Federico Merita (medico e giornalista), Franco De Luca (pediatra ed autore), Stefano Scoglio (nutrizionista ed autore)
Una tavola rotonda sull’invadenza degli interessi del comparto pharma, pur senza dimenticare che tali prodotti salvano vite ed hanno allungato le aspettative di esistenza dell’uomo nell’ultimo secolo.
“La discussione – hadichiarato Luca Poma riferendosi all’iniziativa genovese- approfondirà alcuni temi caldi del rapporto tra paziente e grande industria, con particolare attenzione alla necessità d’indipendenza della classe medica, sempre più messa in discussione dai poderosi interessi in gioco in questo delicato settore”....Continua su www.diariosette.it
Roma (25 agosto 2009).- Un disegno di legge per limitare l'abuso di sostanze psicotrope sui bambini nella Provincia Autonoma di Trento è stato invalidato dalla Corte Costituzionale, per eccedenza di competenze territoriali. E’ quanto si apprende dal CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani). Il provvedimento avrebbe vietato i test psicologici nelle scuole e avrebbe subordinato l'utilizzo di sostanze psicotrope al consenso scritto e informato dei genitori. Una disposizione di vitale importanza, dopo che l'FDA (Agenzia Americana per gli Alimenti e i Medicinali, abbreviato FDA) ha recentemente reso di dominio pubblico gli effetti collaterali degli psicofarmaci segnalati dai medici. Dall'analisi dei dati risulta che tra il 2004 e il 2008 ci sono state 568.232 reazioni avverse, di cui 16.833 come reazioni omicide, maniacali o tendenze suicide. “I casi di omicidio e di suicidio – continua la nota del CCDU - sono più volte stati messi in relazione all’uso di psicofarmaci, anche se non viene data sufficiente attenzione a questo aspetto in Italia, visto che la maggior parte di coloro che hanno commesso crimini familiari erano in cura presso strutture psichiatriche e assumevano psicofarmaci. Molti dei più feroci killer dei nostri tempi, come quelli che hanno insanguinato i college americani, facevano uso di psicofarmaci. Nonostante ciò, un recente studio mostra un notevole incremento nel consumo di antidepressivi, che negli USA tra il 1996 e il 2005 è persino raddoppiato. Non c'è alcuna evidenza che in questo arco di tempo la salute mentale della gente sia migliorata, il crimine continua invece a dilagare. Queste sostanze sono spesso delle vere e proprie droghe e, come già accaduto, possono diventare illegali. L'LSD un tempo era legale e prescritto come medicinale, l'ecstasy veniva prescritta e venduta per trattare la depressione. In particolare i genitori hanno il diritto di sapere a cosa vanno incontro con queste sostanze, spesso però non ricevono adeguate informazioni e nel caso di Trento è stato persino negato il consenso informato per incompetenze territoriali. Sarebbe allora opportuno estendere questi provvedimenti restrittivi sull'abuso di sostanze pericolose all'intero Paese, da chi di competenza”.
Roma (14 luglio 2009).- Si è svolta venerdì presso la sede dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) una lunga ed articolata riunione tra il Direttore del Dipartimento del Farmaco Stefano Vella, il responsabile nazionale del Progetto Adhd Pietro Panei, e Luca Poma, giornalista e portavoce del Comitato "Giù le Mani dai Bambini" (www.giulemanidaibambini.org). Nel corso dell'incontro si è discusso della gestione del disagio psichico in età evolutiva, con particolare riferimento all’ADHD (Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione, ovvero bambini eccessivamente agitati e distratti) ed agli strumenti predisposti dal Servizio Sanitario Nazionale in Italia. "Sono moderatamente soddisfatto - ha dichiarato Poma, al termine della riunione - ovvero sarò più che soddisfatto nel momento in cui tutti i punti analizzati nell'agenda della riunione all'ISS verranno esitati positivamente nell'interesse dei piccoli pazienti. Il clima è comunque stato collaborativo, e questo fa ben sperare. Per quanto riguarda i bambini etichettati "Adhd" ma non iscritti sul registro per il trattamento a base di Ritalin e Strattera, rischiano di rappresentare una specie di 'sommerso': sono in carico comunque alla neuropsichiatria infantile? Siamo sicuri che non assumano nessun'altro tipo di psicofarmaco? Il fatto che non assumano Ritalin o Strattera di per se non ci tranquillizza sulle modalità di presa in carico non farmacologica. Più in generale, restiamo contrari alla somministrazione di psicofarmaci ai bambini per curare quello che a nostro avviso è un disagio del comportamento, che è l'espressione di problemi sicuramente reali e tali da mettere in seria difficoltà le famiglie e la scuola, ma secondo noi con radici ben più profonde, e non sbrigativamente liquidabili come ‘una patologia organica da curare con una pillola’. Questi psicofarmaci infatti agiscono solo sui sintomi, e non ‘curano’ alcunchè, ma è un fatto tuttavia che in questo momento vengono somministrati nel nostro paese, seppure in aggiunta alla psicoterapia, e quindi dobbiamo dare il nostro fattivo contributo affinchè i protocolli diagnostico-terapeutici siano interpretati nel senso più prudenziale e restrittivo possibile".
Nel corso dell’incontro sono stati esaminati i dati salienti dell’attività dei centri e servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza come emergono dal database nazionale dell’Adhd. Si è discusso del profilo di rischio degli psicofarmaci ed anche del timore che soggetti etichettati "Adhd" possano essere trattati con farmaci diversi da quelli autorizzati a tal fine.
Entrambe le parti hanno poi riflettuto circa l'opportunità, in un prossimo futuro, di organizzare momenti di confronto pubblici su queste delicate tematiche, sia nazionali - per agevolare il dibattito tra gli accademici e la società civile - ed anche internazionali, per sollecitare l'attenzione delle agenzie regolatorie estere sull'efficacia del "modello italiano" del Registro Adhd, che sta garantendo tassi di prevalenza del fenomeno Adhd - con particolare riguardo alla somministrazione di psicofarmaci - di gran lunga inferiori a tutte le altre nazioni del mondo.
Secondo Espad (European School Project on Alcool and Other Drugs), il rapporto europeo curato per la parte italiana dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, 1 minorenne italiano su 10 utilizza impropriamente psicofarmaci senza alcuna prescrizione medica. La ricerca ha indagato nel dettaglio le abitudini dei minori tra i 15 e 16 anni in 35 paesi Europei. "I dati italiani di consumo di molecole psicoattive non sono allineati alla media europea, ma sono significativamente più alti”, ha spiegato all’agenzia stampa Apcom la ricercatrice del CNR Sabrina Molinaro, che da anni si occupa di queste tematiche. In questo ambito infatti la media europea è del 6%, di quattro punti percentuali più bassa rispetto a quella italiana che è del 10%.
“Significa – commenta Emilia Costa, professore emerito di Psichiatria dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma e Primario di Psicofarmacologia - che il 10% dei nostri giovani ha problemi irrisolti e prova un senso di inadeguatezza nei confronti delle difficoltà della vita. Dobbiamo indagare nel profondo: questi giovani si sentono già anziani, ed hanno bisogno di supporti artificiali dall’esterno che li sorreggano”.
I dati del rapporto del CNR confermano che l'uso di psicofarmaci tra i ragazzi è più frequente quando si è in presenza di un cattivo rapporto con genitori e insegnanti, oppure quando gli studenti hanno un rendimento scolastico insufficiente.
Ecco perché Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, punta il dito contro le istituzioni di controllo sanitario. “Da tempo- dichiara Poma - monitoriamo con crescente preoccupazione la situazione dell’uso ed abuso di psicofarmaci in Italia, ma per Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco era tutto sotto controllo, l’utilizzo di questi prodotti era nella norma, le nostre erano preoccupazioni infondate. Sbagliavano, ben sapendo di ridimensionare un fenomeno che invece era in espansione”.
Argomento delicato sul quale le posizioni e i giudizi sono articolati e differenti. “Psicofarmaci e minori: quella sottile linea di confine” è il titolo dello speciale che Unis@und (www.webradio.unisa.it) manderà in onda il 21 aprile, dalle ore 16 alle ore 17.30.
Tra gli ospiti: l’on. Mariella Bocciardo, la prof.ssa Emilia Costa, la dott.ssa Sabrina Molinaro, il dott. Maurizio Bonati. Sono stati invitati il ministro Meloni, il sottosegretari Fazio, gli on.li Calgaro, Capitanio e Zampa, il presidente del Moige e del CCDU. La trasmissione sarà condotta da Francesco Colucci e Vincenzo Greco.
Roma (26 marzo 2009).- L'allarme è contenuto nel rapporto annuale Espad (European School Project on Alcool and Other Drugs), progetto europeo di indagini sull'uso di alcol, droga e sostanze psicoattive nelle scuole, curato per la parte italiana dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa: 1 minorenne italiano su 10 utilizza impropriamente psicofarmaci senza alcuna prescrizione medica. La ricerca ha indagato nel dettaglio le abitudini dei minori tra i 15 e 16 anni in 35 paesi Europei. "I dati italiani di consumo di molecole psicoattive non sono allineati alla media europea, ma sono significativamente più alti”, ha spiegato all’agenzia stampa Apcom la ricercatrice del CNR Sabrina Molinaro, che da anni si occupa di queste tematiche. In questo ambito infatti la media europea è del 6%, di quattro punti percentuali più bassa rispetto a quella italiana che è del 10%. La tendenza generale mostra un ritorno verso i livelli massimi registrati a metà anni novanta: in particolare emerge che a fare uso degli psicofarmaci sono più le ragazze (13%) rispetto ai ragazzi (7%). La Molinaro spiega che le tipologie di farmaco che i ragazzi dichiarano di assumere sono soprattutto quelli per l’insonnia, quelli per regolare l'umore (antidepressivi) e quelli per l'iperattività (inclusi vari anfetaminici). L'8% degli studenti dice di averne fatto uso una volta negli ultimi dodici mesi, il 4% almeno una volta negli ultimi 30 giorni e ben l’1% dice di averne fatto uso almeno 20 volte nell'ultimo mese. I dati del rapporto del CNR confermano che l'uso di psicofarmaci tra i ragazzi è più frequente quando si è in presenza di un cattivo rapporto con genitori e insegnanti, oppure quando gli studenti hanno un rendimento scolastico insufficiente.
Ma i ragazzi come si procurano le dosi di psicofarmaci? Probabilmente li trovano in casa, nell'armadietto dei medicinali di famiglia. Enrico Malizia, Professore di Farmacologia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha confermato oggi pomeriggio in una trasmissione a Radio 1 RAI la potenziale gravità della situazione: “Il cervello di organismi in via di sviluppo, come può essere un 15enne, non è ancora formato: il danno tossicologico acuto sul sistema nervoso centrale è certo, inoltre questo tipo di molecole rischiano di dare dipendenza”. Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria dell’Università “La Sapienza” di Roma e Primario di Psicofarmacologia, aggiunge: “Un dato sconvolgente, significa che il 10% dei nostri giovani ha problemi irrisolti e prova un senso di inadeguatezza nei confronti delle difficoltà della vita. Dobbiamo indagare nel profondo: questi giovani si sentono già anziani, ed hanno bisogno di supporti artificiali dall’esterno che li sorreggano”. Conclude Luca Poma, giornalista e portavoce di “Giù le Mani dai Bambini”, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica, che punta il dito contro le istituzioni di controllo sanitario: “Da tempo monitoriamo con crescente preoccupazione la situazione dell’uso ed abuso di psicofarmaci in Italia, ma per Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco era tutto sotto controllo, l’utilizzo di questi prodotti era nella norma, le nostre erano preoccupazioni infondate. Sbagliavano, ben sapendo di ridimensionare un fenomeno che invece era in espansione”.
Pistoia(26 febbraio 2009).- “Madre coraggio” - come il settimanale “Gente” aveva ribattezzato Antonella Triolo, la mamma che aveva denunciato la psichiatra Donatella Marazziti per aver leso gravemente la salute della sua bambina la cui obesità era stata trattata con psicofarmaci somministrati fino a 10 volte più della dose massima consentita, senza che la famiglia conoscesse i potenziali effetti collaterali della terapia - considerava chiusa la lunga vicenda giudiziaria, con la condanna del medico in Cassazione. Ma una doccia fredda è arrivata ieri via posta dall'Ordine dei Medici di Pistoia, che - nonostante le condanne in tutti e tre i gradi di giudizio - ha ritenuto “di assolvere all'unanimità la Dottoressa Marazziti Donatella da ogni procedimento disciplinare”, come recita la lettera dell'Ordine a firma del Presidente dott. Egidio Battistoni datata 14/02/09. “è assurdo ed inaccettabile - ha commentato Antonella Triolo - che i Giudici condannino un medico che al di la di ogni ragionevole dubbio ha sbagliato, e l'Ordine dei Medici, in disprezzo della magistratura, la assolva all'unanimità. Questa è la classica arrogante `baronia' italiana, sono sdegnata: si coprono tra di loro garantendosi impunità, proprio l'Ordine che dovrebbe invece vigilare. Quando è diventata pubblica la condanna alla Marazziti, l'Ordine non ha inviato nemmeno una lettera di richiamo a questa dottoressa: allora a che cosa servono? è un oltraggio a mia figlia, alla verità dei fatti ed alle stesse sentenze dei Giudici. Ma non finisce qui”. La sentenza di Cassazione - confermando sul punto i precedenti gradi di giudizio - aveva stabilito la sussistenza delle lesioni colpose, definendo il caso Marazziti “quasi di scuola in termini di negligenza professionale, laddove il medico, pur avvertito degli effetti indesiderati del farmaco somministrato, invece di sottoporre ad attenta verifica la prescrizione provveda con superficialità e disattenzione ad aumentarla ed addirittura a raddoppiarla senza sottoporre a nuova visita la paziente”. La Suprema Corte aveva poi confermato la condanna al risarcimento dei danni, archiviando però il reato penale in quanto `prescritto' nelle more del giudizio. Il Presidente dell'Ordine dei Medici di Pistoia dott. Egidio Bagnoni, raggiunto telefonicamente, ha invece così commentato la vicenda: “Noi abbiamo deciso provocatoriamente di assolvere all'unanimità la dott. sa Marazziti perché questo `cosiddetto' danno che la Magistratura ha sanzionato è più che altro frutto di una montatura. Noi non possiamo e non vogliamo valutare il lavoro dei giudici, perché ci limitiamo a difendere l'autonomia della classe medica ed a fare valutazioni di tipo etico: quel che è certo è che la dottoressa Marazziti è un'esperta, e quella bambina aveva un grave problema di obesità e non rispondeva ad altre terapie. Quindi ben venga il tentativo della dottoressa di cercare di risolvere il problema con un farmaco psicoattivo che la Marazziti stessa aveva già sperimentato ad alti dosaggi nella sua clinica. Non aveva raccolto il consenso informato scritto? Pazienza, fatto sta che la famiglia era ben al corrente di cosa si stava facendo. E se in sentenza si sostiene che la dottoressa aveva detto alla mamma di aumentare la dose nel corso di colloqui telefonici, senza visitare nuovamente la bambina, sarà anche vero, ma fatto sta che è stata la mamma stessa a decidere di cambiare specialista: cosa sarebbe successo se avesse continuato a seguire i consigli della dott. sa Marazziti portandola nuovamente in visita?”. Ha commentato il caso Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale del comitato per la farmacovigilanza pediatrica “Giù le Mani dai Bambini®”: “Un classico caso di presa di posizione corporativa: questo medico è colpevole per la Magistratura, ma per l'Ordine dei Medici è come se non fosse successo nulla. Assolvono a loro dire `provocatoriamente' l'imputata, ma questa famiglia rovinata, questa bambina malata, invece di `provocazioni' avrebbe forse avuto bisogno anche dall'Ordine del Medici di definitiva giustizia”.
Roma (3 febbraio 2009).- Dopo la discussione in Parlamento avvenuta la scorsa settimana il Ministero dell’Istruzione invia, ai Direttori Generali degli Uffici Scolastici Regionali, inclusi i Sovrintendenti Scolastici per la Provincia di Bolzano e di Trento, la circolare n. 4226/P4. Nella notasi premette che “ il processo di rilevazione della sindrome ADHD è complesso e coinvolge… la famiglia, la scuola e le strutture organizzate”. Una diagnosi tutt’altro che semplice che “non può essere effettuata attraverso la somministrazione all’interno delle scuole di test o questionari relativi allo stato psichico ed emozionale degli alunni”.
Inoltre, in relazione ai corsi e conferenze su questi temi, la circolare precisa: “pervengono segnalazioni, anche attraverso atti parlamentari, relative alla organizzazione di corsi rivolti a genitori e insegnanti finalizzati a propagandare l’uso di prodotti psicoattivi nei casi di bambini affetti da disturbi del comportamento e dell’apprendimento (sindrome ADHD)”.E conclude: “alla luce di quanto sopra espresso, si pregano le S.S.L.L. di voler dare istruzioni alle istituzioni scolastiche di competenza affinché eventuali analoghi episodi siano immediatamente portati all’attenzione degli U.S.R. di competenza e successivamente segnalati alla scrivente Direzione Generale”. Indubbiamente un passo avanti nella lunga battaglia a difesa della salute dei nostri figli.
Roma (29 gennaio 2009).- Risposta a tempo di record quella resa dal sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, all’interrogazione urgente di ieri degli on. Lucio Barani, Mariella Bocciardo – relatrice nazionale del Progetto di Legge sugli psicofarmaci ai bambini – ed altri, sulla pericolosità dell’Atomoxetina (nome commerciale Strattera), lo psicofarmaco somministrato in Italia ai bambini agitati e distratti, che secondo un warning della Food and Drug Administration USA pubblicato pochi giorni fa può causare danni al fegato anche fatali.
L’interrogazione chiedeva al Ministro della Salute di verificare per quale motivo l’Agenzia Italiana del Farmaco non avesse ancora provveduto all’emanazione di una “Doctors Letter” analoga a quella emessa dall’FDA, se non ritenesse opportuno l’inserimento di avvisi in grassetto su confezioni e fogli illustrativi, e più in generale, se non fossero opportune misure ancora più restrittive alla somministrazione di questo psicofarmaco. Il sottosegretario alla Salute Fazio ha replicato in Commissione Sanità Camera dei Deputati che “è in vigore da oltre un anno il piano di restrizioni e precauzioni sull’impiego di questo farmaco, attraverso l’apposito Registro nazionale, su cui vengono iscritti tutti i bambini in terapia con queste molecole”. E ha ricordato inoltre che “le modalità di procedura di ammissione al commercio dei farmaci sono stabilite dalla normativa europea, senza discrezionalità alcuna per le Agenzie regolatorie Nazionali”.
Luca Poma (giornalista e Portavoce nazionale del Comitato di farmacovigilanza Giù le Mani dai Bambini) ha così commentato la parole del sottosegretario: “in poche parole il Ministero appare sereno: non vi è alcun problema a somministrare a un bambino di sei anni uno psicofarmaco potenzialmente mortale, come se il semplice monitoraggio attualmente previsto dal Registro avesse un qualche misterioso influsso nel prevenire o scongiurare gli effetti collaterali di questa molecola. Siamo allibiti da questa risposta: questo psicofarmaco è pericoloso e va rimosso dal commercio senza ritardo. Inoltre è falso sostenere che le agenzie nazionali non hanno competenza: sono emerse nuove evidenze scientifiche, e l’Agenzia Italiana del Farmaco può presentare un’istanza all’Agenzia Europea affinchè ovunque nel continente l’uso di questo psicofarmaco sui bambini venga interdetto immediatamente”. L’on. Bocciardo in chiusura di seduta alla Camera ha rilanciato chiedendo un intervento dell’Agenzia Europea del Farmaco. La parlamentare infatti si dichiara “allarmata dalle notizie circa la pericolosità del farmaco”, ed ha ottenuto che “tale questione venga approfondita in sede europea, nel corso del prossimo incontro utile”.