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giovedì, 30 luglio 2009

Legambiente denuncia nel dossier “Cemento disarmato” le tante “storie di un Paese a rischio crollo, tra sabbia e cemento”

 

Cosenza (30 luglio 2009).- L’ordine di sgombero dell’ospedale  San Giovanni di Dio  emesso dalla Procura di Agrigento “per gravi carenze nella qualità del calcestruzzo utilizzato” ha acceso i riflettori su un’Italia dai piedi di argilla. Sono, infatti, tantissime le storie di immobili, pubblici e privati, costruiti come l’ospedale di Agrigento. Storie che raccontano di un Paese dove strade, ponti, gallerie, scuole, ospedali, palazzi di Giustizia e commissariati di Polizia sono costruiti con cemento taroccato.

È quanto rivela ‘Cemento disarmato” , dossier stilato da Legambiente sulle costruzioni fatte con troppa acqua e troppa sabbia. Giganti di argilla tanto che le opere cominciano a crollare già durante i lavori, si sbriciolano, si sfanno d’un colpo o un pezzo alla volta.

Elemento comune di ogni storia è la mano della criminalità organizzata che lucra e realizza fondi neri per i propri sporchi affari risparmiando sul cemento e sostituendolo con la sabbia. “Che il crimine organizzato abbia di fatto una specie di monopolio nel mercato del calcestruzzo – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente, Sebastiano Venneri -  è un dato incontrovertibile. Basti pensare a ciò che accade in provincia di Trapani dove lo Stato oggi, detiene il 90% delle imprese di produzione di calcestruzzo sequestrate o confiscate a esponenti della malavita, che fino a qualche settimana fa hanno fornito la materia prima per tutte le opere di quella zona. Secondo quanto emerge da un’indagine della Questura di Trapani – ha aggiunto Venneri - il quartier generale di Cosa Nostra sarebbe stato proprio nella sede della Calcestruzzi Mazara S.p.a, un’impresa della famiglia Agate, alleata di Matteo Messina Denaro”. Dove il cemento truccato va forte è soprattutto in Sicilia; nella regione i picciotti producono vagonate di pessimo calcestruzzo e lo utilizzano direttamente ne cantieri. “E’ una truffa al quadrato”, denuncia Legambiente. ...Continua su www.diariosette.it

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categoria:politica, economia, malavita organizzata
giovedì, 30 luglio 2009

 Roma (30  luglio 2009).- La febbre della vendita a tutti i costi colpisce i farmacisti. Quattordici farmacie su venti visitate da Altroconsumo a Roma e Milano hanno venduto l’antivirale Tamiflu senza ricetta, pur essendo obbligatoria la prescrizione del medico.Quattordici scontrini fiscali, che non dovrebbero essere stati emessi, fanno bella mostra di sé, con il prezzo dei 36,8 euro pagato per ciascuna confezione.

L’associazione indipendente dei consumatori ha denunciato al ministero della Salute e delle Politiche sociali e alla Federazione nazionale dell’ordine dei farmacisti i risultati dell’inchiesta svolta il 28 e il 29 luglio 2009 in dieci farmacie della capitale e in altrettante del capoluogo lombardo, scelte a caso sul territorio. L’inchiesta a scenario prevedeva la richiesta del farmaco, pur non avendo la prescrizione medica.

In un momento di probabile e inutile corsa alla scorta di farmaci antivirali, nel timore del contagio del virus H1N1, Altroconsumo ha voluto verificare in concreto il rispetto delle regole nelle farmacie.

Oggi gli antivirali, tra cui l’oseltamivir (Tamiflu, Roche), possono essere venduti solo dietro presentazione di ricetta e quindi solo dopo valutazione clinica da parte del medico.

E’ lo stesso ministero della Salute a ricordare nella Circolare del 22.7.2009 inviata alle autorità sanitarie regionali “la necessità di razionalizzare le risorse disponibili di antivirali” pronunciandosi “contro un uso improprio, che potrebbe portare a consumo di scorte disponibili, oltre che a induzione di resistenza ai ceppi virali”.

Nel dettaglio, durante l’indagine, solo due farmacie su dieci, sia a Roma che a Milano, non hanno venduto il Tamiflu per assenza di prescrizione. In altre due farmacie del capoluogo lombardo non è stata chiesta la ricetta ma il farmaco è risultato esaurito. Nessun farmacista ha dato indicazioni sulla modalità di assunzione. ...Continua su www.diariosette.it

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categoria:cronaca
mercoledì, 29 luglio 2009

A tutti i lettori

auguro

BUONE VACANZE

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categoria:
martedì, 28 luglio 2009

Dopo le elezioni nessuno, o quasi, parla di abolizioni delle Province – C’è da scommettere che ce ne saranno altre

 

Roma ( 29 luglio 2009).- Che fine ha fatto l’idea di abolire le province? E gli impegni presi dai vari politici alla vigilia dell’ultima campagna elettorale? Promesse da marinaio! Che altro. “E’ curioso notare come all’approssimarsi di ogni scadenza elettorale il Presidente del Consiglio tiri fuori la proposta di abolire le Province salvo poi dimenticarsene appena chiuse le urne”, ha dichiarato qualche mese fa Federico Tondi (Udc) che ricorda come già nel 2008 “Berlusconi promise questo taglio” insieme al “dimezzamento dei consiglieri comunali e regionali”. Oggi, in Parlamento, la corazzata di centro destra non ha problemi numerici ma l’abolizione delle province  è rimasta una idea ammuffita. Eppure  la scelta parrebbe un passaggio “obbligato  per ridurre la spesa pubblica, diminuire i livelli decisionali e applicare concretamente il principio di sussidiarietà”....Continua su www.diariosette.it

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categoria:politica
martedì, 28 luglio 2009

Il sovraffollamento degli istituti di pena ha superato i livelli di guardia - carceri completate e mai utilizzate  - polizia  penitenziaria  sotto organico

 

Roma ( 29 luglio 2009).- “A Fuorni c’è tensione tra i detenuti e questo non per colpa delle guardie penitenziarie o della stessa dirigenza che, anzi, cerca di venire in tutti i modi incontro alle loro esigenze”, questo l’allarme lanciato dal presidente della Camera Penale di Salerno, Massimo Torre. Ma se il numero dei detenuti continua a salire (500 a  massima  di 240-250 detenuti) sarà difficile trovare una soluzione. “Nel carcere di Salerno – ha denunciato Torre, nel corso di una conferenza stampa - alcune stanze, che potrebbero ospitare soltanto due persone, sono occupati da sette-otto detenuti  che vivono malissimo”. ...Contniua su www.diariosette.it

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categoria:politica, economia
martedì, 28 luglio 2009

Per il Wwf  sono  17 le  aree più pregiate ad alto rischio incendi estivi -Nel 2007 il danno economico per le foreste bruciate è stato di oltre 640 milioni di euro, più altrettanti per le aree non boscate  andate in fumo

 

Roma (29 luglio 2009).- Se il 2007 si ricorderà come l'annus horribilis per estensione e gravità degli incendi, per il 2009 il WWF chiede di concentrare tutti gli sforzi affinché passi alla storia come l'anno X per la  prevenzione contro la piaga degli incendi.  L'auspicio è quello di uscire finalmente dalla gestione commissariale per imparare a gestire e governare l'ordinario. Un compito arduo dal momento  che  il Belpaese ogni estate, puntualmente, si trasforma in una grossa torcia....Continua su www.diariosette.it 

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categoria:economia, cronaca
martedì, 28 luglio 2009

Boom di gelaterie artigiane: + 10,9% dal 2004 - 1,9 mld la spesa annua degli italiani, 82 euro a famiglia - I più golosi: famiglie del Nord Ovest (94 euro/anno a famiglia) e giovani single

 

 

Roma (29 luglio 2009).- La voglia di gelato degli italiani non conosce crisi e fa crescere il numero dei laboratori artigiani: al 31 marzo 2009 erano 36.389 con 93.207 addetti e dal 2004 sono aumentati di 3.970 unità, con un tasso di sviluppo del 10,9%. La rilevazione è dell’Ufficio studi di Confartigianato che ha analizzato produzione e consumi di gelato in Italia.

Il record del numero di gelaterie artigiane è nelle regioni del Nord: in testa la Lombardia con 6.093 laboratori, seguita dal Veneto (3.512 imprese), Emilia Romagna (3.273 imprese) e Lazio (3.136 imprese).

Tuttavia, il maggiore tasso di crescita di gelaterie artigiane tra il 2004 e il I trimestre 2009 si registra nel Centro Italia dove le gelaterie artigiane sono aumentate del 12,9% rispetto alla media nazionale del 10,9%. Le regioni più dinamiche sono il Lazio (+ 15,2%), la Puglia (+ 13,8%), Piemonte (+13,3%), Sicilia e Abruzzo (+12,%)....Continua su www.diariosette.it

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categoria:economia, cronaca
martedì, 28 luglio 2009

Numerosi sono i paesi del vallo di Diano e del Cilento che hanno deciso di aderire alla ‘Grande Lucania’ – l’impegno di Raffaele De Dominicis

 

Vallo della Lucania, Salerno (29 luglio 2009).- Il Cilento ed il Vallo di Diano hanno, storicamente, sofferto una sorta di lontananza dalla capoluogo di provincia e di regione accusate di abbandonare le zone più meridionali della regione.  Forse nasce da questa difficoltà di far coniugare differenti esigenze, culture e identità che nasce l’idea di istituire una provincia del ‘Cilento e Vallo di Diano’. Una ‘vecchia’ idea ma non per questo abbandonata. Anzi. Proposte di legge di iniziativa popolare ma, anche, iniziative parlamentari:  Auleta, Calvanese, D’Ambrosio e Nardone (1989); dell’On.le La Gloria (1993); degli on.li Valiante e De Rosa (1994); dell’On.le Duilio (1996): e, per ultimo, dell’On.le Oricchio (2001). Nel corso degli anni tutti hanno avuto una idea ricorrente: l’istituzione di una nuova  Provincia; ma “inventarsi una sesta provincia in Campania (per qualche posto pubblico in più!) appare – scrive il presidente dell’associazione ‘Grande Lucania’, Raffaele De Dominicis - opera modesta e di scarsa importanza socio-politica. La svolta o la soluzione ai problemi del Cilento e del Vallo di Diano passa attraverso l’istituzione delle due province lucane nella Regione Basilicata”. Quindi si tratterebbe di un primo obiettivo da raggiungere lungo la strada che porta alla formazione della Grande Lucania, afferente alla regione Basilicata....Continua su www.diariosette.it

 

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categoria:politica, salerno e regione
martedì, 28 luglio 2009

Ritorna nel capoluogo del Sulcis  la tradizionale festa dei Candelieri – I numerosi appuntamenti agostani

 

Iglesias (29 luglio 2009).- La tradizione,  un’insieme di usi e costumi   che ci permette di riconoscere le nostre origini  e di trasmetterle ai nostri figli. Oggi sono spesso edulcorate, modificate rese più moderne nel modo di rappresentarsi  ma restano pur sempre il nostro  legame con il passato.

In Sardegna, per esempio, c’è quella dei cosiddetti Candelieri. Non  è molto diffusa perché in tutta la regione sono pochi i centri (Sassari, Nulvi, Ploaghe ed Iglesias) che mantengono intatta l’antica tradizione dell’offerta dei ceri alla Vergine....Continua su www.diariosette.it

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categoria:cronaca