auguri di buon Natale
a tutti i lettori
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Osteggiata, derisa e, in alcuni casi, volutamente dimenticata. Fino a quando il presidente Ciampi non ne fece, insieme all’inno di Mameli, un cavallo di battaglia. Ed è così che dal 7 aprile del 2000 (Dpr 121, del 7 aprile 2000, Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi; Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema; Ministro dell’Interno, Piero Fassino, N.d.R. ) c’è l’obbligo, per tutti gli edifici pubblici individuati da un apposito regolamento, di esporre la bandiera nazionale e quella dell’Unione europea. Non solo ma l’articolo 9 dello stesso Dpr parla di bandiera “in buono stato e correttamente dispiegata”; mentre il successivo art. 10 obbliga gli enti a designare coloro che dovranno vigilare sulla corretta “esposizione…della bandiera all’esterno e all’interno”. L'articolo relativo al posto di polizia dell'Ateneo salernitano è il "caso della settimana" di www.diariosette.it
E’ durato tre giorni il braccio di ferro tra Greenpeace ed Enel. Alla fine gli ambientalisti hanno lasciato la centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo.Dopo aver esposto un enorme striscione con una coccarda per il premio all’Enel come “Clima killer” i sette climber hanno disegnato a caratteri cubitali sulla ciminiera la scritta “No carbone”.
Porto Tolle
La centrale di Porto Tolle, secondo il progetto dell´Enel attualmente in fase di autorizzazione, dovrebbe essere convertita a carbone per una potenza di 1.980 Megawatt e con un'emissione di CO2 di oltre 10 milioni di tonnellate l´anno.
L´impianto sorge peraltro in un parco naturale definito patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. I delta dei grandi fiumi sono ambienti che godono di particolare protezione in tutto il mondo: in Italia, invece, l'area vede la presenza di questa vecchia centrale a olio combustibile, pesante fonte di inquinamento, tanto che a marzo scorso è arrivata una condanna per i top manager dell´Enel.... Puoi consultare l'intero articolo e le altre notizie collegate su www.diariosette.it
Il pagamento dell’ICI e le rate per acquisti effettuati nei mesi scorsi non impediranno gli italiani a rinunciare alle tradizioni gastronomiche natalizie, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo la ricerca del Centro Studi di Confcommercio andranno in fumo poco più di 6 miliardi di euro per l’acquisto di prodotti alimentari ed oltre 9 miliardi per quelli non alimentari. Molte spese sono state già effettuate ma, per la maggior parte degli italiani. Si aspetta l’ultimo minuti nella speranza di poter tirare sul prezzo. Sulle intenzioni di spesa pesano in modo determinante le iniziative promozionali praticate dalle imprese commerciali, che dovranno in qualche modo stimolare e rivitalizzare una domanda in torpore. Ciò sarà possibile certamente nel comparto degli elettrodomestici, dell’elettronica di consumo, dell’hardware telefonico e per l’informatica, dell’audio-video e dell’home-theatre, che da sempre rappresentano i settori dove si concentra un picco di domanda in corrispondenza del periodo natalizio, anche in virtù dell’ampiezza della gamma dei prodotti offerti e delle strutturali flessioni dei prezzi per effetto della continua innovazione tecnologica. Nell’analisi del centro Studi emerge una netta diversificazione territoriale degli atteggiamenti delle famiglie per gli acquisti di Natale: nel Nord-Ovest si spende di più per mangiare (290 euro in più rispetto agli altri mesi), mentre il Nord-Est (l’area meno “mangereccia” con 194 euro) spende di più per i prodotti non alimentari (460 euro a famiglia contro i 409 del Centro e i 256 del Sud)....Completa la lettura cliccando su www.diariosette.it
L’Università che si licealizza, che non forma , che moltiplica a dismisura i corsi di laurea al punto tale da vedere docenti che insegnano a sedie vuote nozioni che nessuno imparerà mai. E’ questa la realtà che Salvatore Casillo mette a nudo nella sua ricerca ‘Laurea offresi’. Il titolo non è nuovo perché “ripropone quello di una conferenza tenuta dal giornalista e scrittore Luigi Lucatelli” nel lontano 1915.
Uno studio scrupoloso e attento che ha vivisezionato le 81 strutture universitarie che, nell’anno accademico 2005/2006, erano “abilitate al rilascio di titoli di laurea” e che contano su 1.158.470 studenti, dei quali 335.084 iscritti al primo anno. Sedi, afferma Casillo, collocate “in modo alquanto differenziato sul territorio nazionale”. Anche se tra “sedi centrali” e “poli decentrati” le località con strutture collegate agli 81 Atenei toccarono quota 336. In sei anni, dal 1998/1999 al 2005/2006 “mentre le strutture di istruzione abilitate al rilascio di titoli di laurea si incrementavano di 16 unità, le Facoltà – aggiunge Casillo- facevano segnare una crescita di 110 unità”....Continua la lettura su www.diariosette.it