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venerdì, 30 giugno 2006

A tutti coloro che hanno visitato il mio blog; a chi si recherà in vacanza; a chi vorrà o dovrà rimanere in città;  agli amici che mi hanno sostenuto, e spero continueranno a farlo, in questa splendida avventura, un arrivederci ad agosto.

Vincenzo Greco

postato da: VincenzoGreco alle ore 09:37 | link | commenti (4)
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mercoledì, 28 giugno 2006
E’ giunto ai nastri di partenza la XV edizione del concorso “Immagini  per la Terra” promosso dalle associazioni VAS e Green Cross.
Il concorso è patrocinato dalle più alte cariche istituzionali, tra cui la Presidenza della Repubblica e si rivolge a studenti e insegnanti delle scuole italiane al fine di promuovere la conoscenza delle tematiche ambientali.
Il tema scelto per la nuova edizione è “Cambiamento climatico” e gli studenti  “sono invitati a realizzare lavori creativi di taglio giornalistico legati all’argomento”. Le immagini e gli articoli raccolti serviranno per creare una “mappa dello stato attuale del nostro paese visto attraverso gli occhi dei giovani”.  
L’obiettivo – fanno sapere gli organizzatori - è dare voce ai giovani sulle tematiche ambientali e stimolare in loro una più consapevole conoscenza del mondo in cui vivono attraverso la sensibilizzare e il rispetto del territorio”.
Il concorso vanta una lunga tradizione ed una vasta adesione in termini di studenti e insegnanti coinvolti, dagli istituti materni alle scuole medie superiori. Gli insegnanti interessati a partecipare al concorso con le proprie classi di studenti, possono iscriversi compilando il modulo di partecipazione disponibile online sul sito www.greencrossitalia.it oppure rivolgendosi alla Segreteria del Concorso presso Green Cross Italia (GCI) al numero di telefono 06 36004300.
I lavori devono pervenire a GCI – Via Flaminia, 53 – 00196 ROMA in vari formati dal cartaceo al digitale, includendo fotografie, video e disegni entro il 30 marzo 2007. I supporti didattici utili alla realizzazione dei progetti giornalistici e le informazioni sul concorso sono pubblicate sul sito www.greencrossitalia.it.
Come è consuetudine, i vincitori saranno ricevuti dal Presidente della Repubblica in un’apposita udienza al Palazzo del Quirinale.
 
 
postato da: VincenzoGreco alle ore 11:05 | link | commenti (1)
categoria:cronaca
mercoledì, 28 giugno 2006
L’Italia non cresce più. In questi ultimi quattro anni il Pil ha fatto segnare un insignificante incremento dello 0,4%”. E’ l’allarme lanciato da Angeletti in occasione del congresso della UIL. “Se prendiamo a riferimento il solo 2005 – ha aggiunto il segretario della UIL - i dati Istat evidenziano una crescita nulla per l’Italia, mentre i paesi di eurolandia crescono dell’1,3%, quelli dell’Unione dei quindici dell’1,5% e quelli dell’Unione nel suo insieme dell’1,6%”. E ancora più grave è la situazione del Mezzogiorno. Nel Sud d’Italia, secondo le anticipazioni del ‘Rapporto Svimez 2006’ il PIL si è ridotto in termini reali dello 0,3%. “Una variazione negativa del tasso di crescita” che seppur contenuta “non si registrava –si legge nel comunicato stampa – dalla recessione del 1992-93”. Ciò significa che il Sud sembra risentire in misura maggiore, rispetto al Nord, di un mancato sviluppo economico nazionale.
E’ l’Italia dalla doppia velocità; il Paese irrimediabilmente spaccato in due; con una situazione meridionale allarmante dove le famiglie povere hanno toccato quota 1,8 milioni. Questa forbice che continua a tendersi come un arco ha i suoi punti critici nella riduzione dei consumi delle famiglie e nella maggiore contrazione degli investimenti. Forte rallentamento dei consumi che è interamente dovuto alla spesa delle famiglie: stazionaria al Nord e in riduzione nel Mezzogiorno (-0,3%).Elemento che, come evidenzia la Svimez, è sintomo di “accresciute difficoltà economiche delle famiglie nel soddisfare anche alcuni consumi primari”; non a caso “forti riduzioni hanno interessato la spesa per vestiario e calzature e le spese connesse all’abitazione”.
Segno negativo anche per gli investimenti in macchine, attrezzature e mezzi di trasporto che, per il Mezzogiorno, hanno registrato un calo del 2,8%, dopo il +2,2% dell’anno precedente. La differenza tra i due tronconi del Paese è, infine, data dal PIL pro capite che è stato per Mezzogiorno di 16.272 euro, valore pari 60,3% di quello del Centro-Nord (26.985 euro).
Un divario che ha registrato una leggera flessione ma solo per la  maggiore crescita della popolazione nel Centro-Nord”.
Nel 2005, infatti, la popolazione residente è aumentata nelle regioni centro-settentrionali dell’1,2%, valore più che doppio di quello registrato nel Mezzogiorno (0,5%). Uno sguardo, infine, all’occupazione. Al sud tira solo il settore delle costruzioni che ha fatto segnare un incremento del 2,7%. In termini percentuali, la diminuzione più marcata si è verificata nel settore agricolo (-3,5%); in valori assoluti, è nei servizi che si è ridotto più significativamente l’input di lavoro impiegato: meno 24 mila unità (pari al -0,5%). Di fronte ad un quadro così sconcertante (che avremo modo di approfondire all’indomani dell’11 luglio quando il Rapporto della Svimez sarà presentato a Roma, N.d.R.) quali potrebbero essere i rimedi? Le priorità, per i sindacati, sono cinque: “creazione di occasioni di lavoro, attraverso forme di fiscalità di vantaggio”; potenziamento delle infrastrutture “anche nelle aree a maggiore rischio di isolamento, che debbono diventare parte integrante delle reti”; interventi nelle aree urbane “attraverso programmi integrati di riqualificazione fisica delle periferie, di lotta alla povertà e inclusione sociale”; potenziamento “delle strutture fisiche e tecnologiche della scuola nel Mezzogiorno”; “pacchetto di interventi sul turismo che valorizzi i grandi attrattori culturali e ambientali facilitando gli arrivi e potenziando l’offerta culturale e ricreativa”. Forse sono ovvietà; forse sono cose dette e ridette. Ma vale la pena di impegnarsi e di metterle in pratica.
vincenzo.greco@girodivite.it
(l'articolo completo può essere consultato sul giornale www.girodivite.it a partire da giovedì)
postato da: VincenzoGreco alle ore 08:14 | link | commenti
categoria:economia
martedì, 27 giugno 2006
Il sindaco De Luca incontrerà, domani 28 giugno, Alessio Fasano, pediatra e gastroenterologo partito nel 1993 da Salerno verso gli Stati Uniti. Fasano, uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della ricerca per la lotta alla celiachia, è titolare della Cattedra di Pediatria presso l’Università del Maryland e  dirige un Istituto di Ricerca a Baltimora, ed ai disturbi gastrointestinali.
La celiachia colpisce in Italia circa 55mila persone ma, in realtà, sono oltre mezzo milione gli italiani che non sanno di essere malati. Ogni anno vengono effettuate cinque mila nuove diagnosi ed ogni anno nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo del 9%. I celiaci sono costretti a una dieta rigorosa, che mette al bando numerosi alimenti: dalla pasta al pane ai biscotti, ma anche le salse e tutto ciò che può essere contaminato con la farina, come ad esempio la frittura.
I sintomi della malattia (vomito, diarrea, perdita di peso) nascondono difetti di malassorbimento intestinale degli alimenti. Ma quali conseguenze può provocare una diagnosi errata?
In una recente intervista rilasciata, il 23 aprile 2006, al quotidiano ‘L’Unione Sarda’, Fasano  è estremamente esplicito: “intanto l’osteoporosi (il degeneramento delle ossa) se l’intestino non assorbe più i cibi. Può provocare anche infertilità, sia negli uomini che nelle donne, aborti spontanei, dermatiti, diabete, epatite autoimmune, perdita della memoria e disturbi della persona che possono degenerare in autismo”.
Ciò non significa che i celiatici saranno, per sempre, condannati ad un rigoroso rispetto di una dieta priva di glutine. I risultati degli studi effettuati dall’equipe di Fasano si sono rivelati estremamente incoraggianti. Fra quattro o cinque anni questa malattia, spesso legata a stati di stress, potrà essere, infatti, curata con una semplice pillola.
A restituire il gusto dei sapori ai celiatici sarà la zonulina, proteina in grado di bloccare la tossicità del glutine impedendo il suo ingresso nella parete intestinale.
vgr


postato da: VincenzoGreco alle ore 14:18 | link | commenti
categoria:salerno e regione
lunedì, 26 giugno 2006
Sembra rientrata l'emergenza rifiuti in Campania. Nel giro di 48 ore sono state, infatti, raccolte oltre 2mila tonnellate di rifiuti.
Si tratta, comunque, di un provvedimento tampone che ha scatenato le ire del coordinamento regionale dei VAS (Verdi Ambiente e Società). Catenacci e Bertolaso hanno fallito e diano le dimissioni” è la dura presa di posizione del Coordinatore regionale Antonio D’Acunto e del responsabile nazionale rifiuti Walter Iannotti.
Pensare di far uscire la Campania dall’emergenza rifiuti insistendo su scelte sbagliate ed obsolete ha generato una nuova emergenza nell’emergenza. Se si continua di questo passo – continuano D’Acunto e Iannottiil nuovo Governo non potrebbe che commissariare il Commissariato stesso”.
sodanoUna situazione drammatica che “dimostra – afferma Tommaso Sodano (nella foto), presidente della Commissione Ambiente del Senato – come la gestione commissariale, pur avendo pieni poteri fino al gennaio 2007, continua ad evadere le ragioni strutturali della raccolta dei rifiuti”.
Intanto è forte la protesta per la ventilata riapertura di vecchie discariche; e a far sentire la propria voce è Paolo Russo, parlamentare di Forza Italia e vice presidente della commissione agricoltura della Camera dei Deputati.
Mandino pure l’esercito ed i carri armati, nei comuni che fanno la raccolta differenziata troveranno le barricate”, ha dichiarato l’azzurro commentando la notizia della possibile riapertura della discarica di Paenzano 2, a Tufino. Ne caso si pensasse davvero di riaprire Paenzano 2, “nessuno ci venga a dire – incalza Russo - che con i soldi risparmiati per il trasporto dei rifiuti fuori regione si procederà alla messa in sicurezza della discarica. La sistemazione di un impianto che ha ingoiato spazzatura per anni è un atto dovuto non un privilegio, tra l’altro già promesso in altre occasioni, da concedere ad una comunità in cambio dell’ennesima, piccola cortesia”.
In media, in tutta la Campania,si producono 7200 tonnellate di spazzatura al giorno e ciclicamente il sistema, di per sé farraginoso, va in crisi e le strade dei centri abitati diventato delle discariche a cielo aperto. E ad avere la meglio è la malavita organizzata. “E’ conoscenza comune che in ogni emergenza – aggiunge Russo (nella foto) – la camorra e le ditte collegate fanno affari d’oro”. Russo
Di qui l’invito del parlamentare alle procure e alle forze dell’ordine affinché “mantengano alto il profilo di attenzione su un settore troppo spesso affrancato dai controlli ordinari di competenza di provincia e regione”. Sulla delicata vicenda e sulle soluzioni da adottare non c’è accordo, nemmeno, nello schieramento di centro sinistra.
Attualmente denunciano D’Acunto e Iannotti - in Campania esistono solo 3 impianti di compost che funzionano. Come si può pensare di uscire dall’emergenza solo auspicando il completamento dei lavori del termovalorizzatore di Acerra”.
La stoccata è rivolta a quegli ambientalisti che, in questi giorni, hanno espresso aperture sulla realizzazione di termovalorizzatori in Campania.Se le avesse fatte un qualsiasi parlamentare di centrosinistraaggiungono i rappresentanti dei VAS - avremmo sospettato di un inciùcio in corso per riproporre il vecchio piano Rastrelli di centrodestra, ma dette dal Presidente onorario della maggiore espressione ecologista italiana (Ermete Realacci, N.d.R.) testimonia una grave crisi d’identità ecologista tutta interna a Legambiente da cui ci dissociamo ribadendo la piena solidarietà alle popolazioni in lotta per il riconoscimenti di danni subiti, negli anni, da crimini ambientali a cui non si possono, assolutamente, andare ad aggiungere degli altri”.  
vincenzo.greco@girodivite.it
 
 
 
postato da: VincenzoGreco alle ore 10:54 | link | commenti (1)
categoria:cronaca
domenica, 25 giugno 2006
“Volete voi che continuino la produzione e la lavorazione del cloro, del CVM e del fosgene?": questo il quesito referendario  ai quali i cittadini veneziani dovranno dare una risposta. Non è un classico referendum ma “una consultazione-sondaggio” effettuata per “posta”. Tutte le risposte dovranno pervenire entro il giorno 8 luglio.
Non sono bastate, quindi, le 13 mila firme raccolte per far cambiare idea al governo sulla opportunità di indire un vero e proprio referendum. Il motivo di questo ‘no’ è contenuto nella lettera che il sindaco Massimo Cacciari (nella foto), ha inviato a tutti i veneziani. cacciari_big
I referendum comunali – scrive il primo cittadino - di qualsiasi natura, possono essere svolti solo su materie nelle quali la competenza del Comune è esclusiva. Con ogni evidenza in materia di impianti chimici e più in generale di ambiente, la competenza non solo non è esclusivamente del Comune”.
Il ciclo del cloro occupa attualmente circa 500 addetti, così suddivisi: 100 nell’impianto cloro-soda di Syndial, 180 nel Tdi di Dow Chemical e 220 ai reparti Cv di Ineos/Evc che producono cvm/pvc. “Agli occupati diretti vanno naturalmente aggiunti gli occupati nell’indotto, che coinvolge – si legge in un manualetto distribuito dall’Assemblea permanente contro il pericolo Chimico - attività affidate all’esterno nei confronti di imprese terze; bisogna però considerare che tali imprese, proprio per la spiccata flessibilità operativa, sono tipicamente in grado di reindirizzare le proprie attività verso altre aziende ove alcune commesse vengano ridotte”.
Gli impianti del ciclo del cloro, di per se pericolosi ed inquinanti, sono attivi da oltre trent’anni e, in diverse occasioni, hanno creato pericolo ed ambascia tra i cittadini.  Ed è proprio dopo l’ennesimo incidente, avvenuto il 28 novembre 2002, a pochi metri di distanza dal deposito di fosgene che sono diventati evidenti i rischi per la popolazione che in più di una occasione sono scesi in piazza per protestare (foto tratte dal sito www.margheraonline.it).
fosg24_3E come se i veneziani vivessero su una immensa polveriera. A Marghera, infatti,  sono mantenute in stoccaggio enormi quantità: 400 tonnellate di cloro, 15 tonnellate di fosgene, entrambe sotto il cono di atterraggio degli aerei verso Tessera e vicini tra loro con possibili effetti domino. “Bisogna poi considerare – aggiungono i rappresentanti dell’Assemblea - che annualmente sono generate 190.000 tonnellate di cloro e (!!) 80.000 tonnellate di fosgene”.
I numeri diventano ancora più drammatici se si guarda all’intero ciclo produttivo. Il cloro-soda di Syndial produce 190.000 ton di cloro. fosg24_32
Di queste, 120.000 ton vanno a Dow Chemical che produce 118.000 ton di TDIe 100.000 di acido cloridrico che vengono inviate ad Ineos/Evc. Con le altre 70.000 ton di cloro Syndial produce 100.000 ton di dicloroetano (dce) che sono inviate ad Ineos/Evc. Ineos/Evc produce 250.000 ton di cvmda cui originano 200.000 ton di pvc.
La storia dell’utilizzo industriale del cloro – scrive Antony Candiello, portavoce dell’Assemblea – è piena di insegnamenti sulla insidiosa pericolosità dei suoi composti se immessi in grande quantità nell’ambiente. E’ il caso del ddt, degli oli a base di pcb, peraltro ampiamente diffusi nei sedimenti lagunari, delle diossine”.
Il risultato della consultazione, però, non appare scontato. C’è, per gli operai, la paura di perdere il proprio posto di lavoro anche se i rappresentanti dell’Assemblea sono stati chiari. “La salvaguardia dell’occupazione è interesse di tutti”; e poi “non vengono messi in discussione tutti gli altri impianti chimici, le centrali elettriche e la raffineria petroli che rimanendo attivi - dicono – possono garantire continuità occupazionale nel settore”.
vincenzo.greco@girodivite.it
postato da: VincenzoGreco alle ore 10:19 | link | commenti (1)
categoria:economia
sabato, 24 giugno 2006
 
Settanta chilometri di reti sequestrate e otto proprietari di pescherecci denunciati: un gran bel ‘colpo’ messo a segno dalla Guardia Costiera e dalla guardia di Finanza. L’operazione, effettuata nel Tirreno meridionale, è stata accolta con soddisfazione dalle associazioni ambientaliste. Ma dimostra anche come il fenomeno delle spadare non sia isolato. E questo  nonostante la  Procedura d’Infrazione avviata dall’Unione Europea contro l’Italia  per l’uso di attrezzi da pesca che non garantiscono la tutela delle specie protette.
Non mi stupisco più di tanto della quantità di sequestri e delle illegalità constatate”, dichiara Ilaria Ferri, direttore dell’associazione Animalisti Italiani; “sono anni che denunciamo la totale anarchia del settore della pesca pelagica e il perdurare di attività illegali. Da anni è stata infatti garantita più o meno ufficialmente, dal precedente governo l’impunità ad alcuni settori della pesca”. Va detto  che l’UE, già nel 1998 aveva bandito con il Regolamento n. 139 l’uso delle spadare dal 2002  e che i pescatori , per la riconversione delle loro attrezzature, hanno ricevuto cospicui indennizzi.
Il perdurare  delle spadare – conclude Ilaria Ferri -costituisce pertanto una vera e propria frode ai danni dell’UE e dello Stato Italiano, oltre a poter consentire motivo di ulteriori procedure di infrazione contro il nostro Paese”. Pomo della contesa è il decreto sull’uso della rete ferrettara. Queste reti, una sorta di piccole spadare, sono state deregolamentate dal ministro De Castro che ha concesso un aumento della lunghezza (da 2 a 2,5 chilometri) della dimensione della maglia (da 15 a 18 centimetri) e della distanza dalla costa consentita (da 3 a 10 miglia, ovvero da  6 a 20 chilometri dalla costa). “Era logico che facendo concessioni di questo tipo i pescatori ne avrebbero approfittato” dichiara Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, a bordo della ‘Rainbow Warrior’.  
tartaruga-marinaPer gli ambientalisti non si può procedere alla  deregolamentazione delle ferrettare senza prevedere un meccanismo efficace di sanzioni in grado di eliminare “l'illegalità della pesca italiana”. A creare confusione non è solo l’allargamento della maglia  della ferrettara ma, anche, la possibilità di potersi allontanare dalla costa fino a 10 miglia. In tal modo, afferma, Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente  “i controlli diventano più faticosi. Le norme autorizzate dal decreto sono anche legittime ma hanno stabilito una preoccupante continuità tra reti lecite e illecite” .
Le spadare sono veri e propri devastatori della fauna marina. E’ un sistema che cattura ed uccide tutto ciò che nuota nei loro pressi: ad esempio, delfini, tartarughe, balene e capodogli. Solo negli anni novanta uccidessero circa ottomila cetacei,  tra cui decine di capodogli.  “Ancora oggi, ogni notte in questo periodo dell'anno le spadare calano reti così lunghe da fare due volte il giro del Mediterraneo” afferma Sofia Tsenikli di Greenpeace Grecia che dalla ‘Rainbow Warrior’, aggiunge mestamente: “tutti Paesi del Mediterraneo di Africa, Asia ed Europa devono essere uniti per raggiungere quest'obiettivo: fermare la pesca illegale e proteggere un mare da cui dipende la vita di milioni di persone”.
greco55@libero.it
 
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categoria:cronaca
mercoledì, 21 giugno 2006
 
Salerno.- Inizia a delinearsi il nuovo corso di De Luca. Da oggi, per i funzionari del comune di Salerno, sarà impossibile utilizzare l’auto di servizio per spostamenti privati, per raggiungere il posto di lavoro, così come i telefoni cellulari di servizio non potranno essere utilizzati per alcun motivo privato.
De LucaUn giro di vite, quello impresso dal Sindaco Vincenzo De Luca che si è reso necessario per regolarizzare alcuni atteggiamenti, diventati ormai consuetudine, lontani dal senso civico e poco rispettosi della comunità.
Una gestione spartana delle spese – afferma il Sindaco di Salerno Vincenzo De Lucaevitando acquisti parcellizzati riunendo presso l’ufficio forniture tutte le richieste di spese che, volta per volta, si rendono necessarie. E’ inibito l’uso privato delle auto del Comune, così com’è inibito l’uso del telefono cellulare per questioni private ed è inibito anche l’uso privato del computer”.
Una trasformazione che interessa lo stesso primo cittadino che ha cambiato l’autovettura scegliendone una di media cilindrata e di marca italiana. Il sindaco ha rinunciato anche ad ogni emolumento a lui concesso (stipendio, gettoni di presenza e altri emolumenti dovuti al sindaco nell’esercizio della propria funzione).
La lettera, destinata ai dirigenti di settore e ai dirigenti dei servizi comunali, dispone anche che qualsiasi violazione delle disposizioni, sarà perseguita a norma di legge e regolamento e che sarà attivata anche la procedura di rimborso al Comune.
La ricreazione è finita’, è stato lo slogan lanciato da De Luca in campagna elettorale. Oggi diviene un impegno.
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categoria:salerno e regione
lunedì, 19 giugno 2006
Riflettori puntati sulla Sanità che evidenzia una serie impressionante di sprechi. A vivisezionare il settore è la Confesercenti.   “Ospedali mai terminati o mal utilizzati, personale medico esuberante e paramedico insufficiente, investimenti improbabili e consulenze miliardarie, prescrizioni a pioggia,  posti letto a tre o cinque stelle con costi differenti da  regione a regione, così come le operazioni chirurgiche”. In una parola: 17 miliardi di euro. “A tanto – dichiara Marco Venturi, presidente della Confesercenti - ammonterebbe, secondo i nostri conti, il risparmio se la gestione della sanità fosse improntata a maggiore razionalità e costantemente monitorata”.
venturi2005Il settore fa acqua da tutte le parti; e non da ora. “Il Servizio Sanitario Nazionale –aggiunge ancora Venturi deve garantire a tutti ciò di cui hanno bisogno realmente, evitando squilibri: occorre evitare che un’appendicite o una colecisti valgano in Umbria molto più che in Veneto, che in un ospedale del nord si possa effettuare un esame in un terzo del tempo necessario in una struttura del meridione”.
E le Regioni hanno il compito, importante, di “assicurare il giusto equilibrio tra spesa e prestazioni”. Argomentazione rappresentata anche da Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Le Regioni - dichiara - comincino a dare il buon esempio lottando contro gli sprechi negli uffici, nelle consulenze, nella stessa applicazione dei contratti. Si potrebbe cominciare da una seria valutazione degli obiettivi effettivamente raggiunti dai responsabili dei servizi e dei dipartimenti, invece di proseguire a pagare a pioggia, anche chi questi non li ha raggiunti; in secondo luogo, varando un anno di stop a benefit e premi previsti per Direttori generali di ASL (in una percentuale sul loro stipendio del 20%)”. Non è accettabile che in un nosocomio della capitale ci sia un numero di operatori sconosciuto o che in un istituto pubblico di ricerca un dirigente medico ortopedico percepisca 1.200 euro l’ora per consulenze, mentre, in quasi tutta Italia, una donna è costretta ad aspettare 60 giorni per una mammografia . Così come non ha giustificazioni la presenza di 126ospedali mai completati. Opere incompiute per un valore di 8 miliardi di euro (Il primato è della Sicilia con 34, segue la Puglia con 22). Siamo di fronte ad una casistica sconfortante sia in termini sociali, sia in termini finanziari”, dichiara sconsolato Venturi che aggiunge: “la nostra inchiesta si è scontrata con la tristemente nota Malasanità, dove gli sprechi sono l’espressione  numerica del disagio al quale sono costretti milioni di cittadini”.
E sono proprio i numeri che non lasciano spazio a dubbi: “il fondo sanitario – si legge nella Relazione della Confesercenti  che elenca i 100 casi di spreco - è cresciuto dai circa 48 miliardi di euro del 1995 ai circa 90 miliardi di euro del 2005, con una contemporanea crescita anche della spesa diretta che devono sostenere i cittadini, passata nel medesimo periodo da circa 10 miliardi ai circa 25 miliardi attuali”.
Ma questa crescita non si è accompagnata ad un miglioramento delle prestazioni. E non basta: la finanziaria 2006 stanzia, infatti, 91 miliardi a fronte di un fabbisogno tendenziale che si aggira tra i 96,1 e i 97,6 miliardi, cui vanno aggiunti gli oneri dei rinnovi contrattuali, stimati dalle Regioni attorno ai quattro miliardi.
Tra i tanti sprechi evidenziati (ne riportiamo solo alcuni, N.d.R.)  colpisce la spese dei nosocomi per acquisto di farmaci. alcuni casiOgni anno, vanno in fumo, circa 5 miliardi di euro “per gli acquisti di farmaci e beni biomedicali, mentre una diversa organizzazione consentirebbe di risparmiare qualcosa come 500 milioni di euro all’anno”. Un altro capitolo riguarda i farmaci. “In Italia – si legge nella Relazione - abbiamo i prezzi dei farmaci più bassi d'Europa quando le scatole escono dagli stabilimenti di produzione. E tra i più alti quando i medicinali arrivano tra le mani dei cittadini. La ragione è presto spiegata: i margini di ricarico a favore della distribuzione finale (farmacie) e intermedia (grossisti) in Italia sono tra i più elevatturcoi”.
Ecco perché, conclude Venturi, al “ministro della Salute, Livia Turco, chiediamo di intervenire subito e con decisione su un settore importantissimo nella vita del Paese, affinché possa tornare a garantire una migliore assistenza ai cittadini e possa restituire allo sviluppo le risorse impropriamente sperperate”. La risposta non si è fatta attendere.
Le  politiche  di  rigore - sottolinea la Turco - di  attenzione  alla  qualità e appropriatezza delle prestazioni non possono eludere una costante azione di controllo su quelle inefficienze che possono dare luogo a spreco di risorse, a duplicazioni di prestazioni ma anche ad interventi non necessari e, dunque, inappropriati che, oltre a far danno ai bilanci della sanità, non arrecano alcun benefìcio per la tutela della salute dei cittadini”. Un piano di risanamento del settore che va, quindi, attuato in tempi rapidissimi; non calato dall’alto ma stilato con il contributo delle Regioni e delle organizzazioni di tutela dei cittadini.
vincenzo.greco@girodivite.it
postato da: VincenzoGreco alle ore 21:49 | link | commenti
categoria:cronaca