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mercoledì, 31 maggio 2006
Ottanta giorni di programmazione, oltrecento eventi e più diottocento artisti provenienti daicinque continenti.
E’ questa, in cifre, l'edizione 2006 del Ravello Festival, che si svolgerà dal 30 giugno al 17 settembre prossimi. I dettagli della manifestazione, ormai conosciuta in tutto il mondo, saranno resi noti nella conferenza stampa che si terràmartedì 6 giugno ore 11.30 Presso la Sala Mastai -  Palazzo dell’Informazione Piazza Mastai, 9 - Roma.
All’incontro prenderanno parte: Afonso Andria, consigliere Fondazione Ravello; Gennaro Avella, amministratore Ente Provinciale del Turismo di Salerno; Vito Caponigro, direttore Ente Provinciale del Turismo di Salerno; Domenico De Masi, presidente Fondazione Ravello; Marco Di Lello,  assessore al Turismo e Beni Culturali regione Campania; Gabriello Mancini, presidente Fondazione Monte dei Paschi di Siena; Ermete Realacci, consigliere Fondazione Ravello; Giuseppe Zampino,   Soprintendente per i B.A.P.A.E.  di Salerno ed Avellino.
Il Ravello Festival si propone “come possibilità di pensare e sperimentare un modello di vita fondato sull’introspezione, sull’ozio creativo, sull’emulazione solidale, sull’etica, sull’estetica. Un modello di vita libero dai deliri della competitività distruttiva e dell’attivismo insensato”.
Già negli anni Trenta del secolo scorso, l’orchestra del Teatro di San Carlo si esibì più volte a Villa Rufolo, con programmi legatia Wagnerche ivi aveva soggiornato.
Vent'anni dopo Paolo Carusoripropose quest'idea, aggiungendovi l’ardita soluzione logistica di un palco sospeso nel vuoto.  Poi fu un susseguirsi di idee fino ai “Concerti wagneriani nel giardino di Klingsor” che prendono corpo nel 1953, in occasione del settantesimo anniversario della morte di Wagner.
A partire dalla metà degli anni Settanta il festival si è avvalso della consulenza artistica di Roman Vlad che ha impresso alla rassegna un segno di originale qualità. Per anni Wagner è rimasto nume tutelare del festival e tuttora l’evento sinfonico clou di ogni edizione viene devotamente riservato alle sue musiche. All’incontro del 6 giugno parteciperanno, anche, i direttori del Festival; Alessandro Carpiti, coordinatore generaleLorenzo Ferrero, direttore Sezione Musica Sinfonica; Elio Macinante, dDirettore di Produzione; Remigio Truocchio    direttore Sezione CineMusic; Stefano Valanzuolo,   direttore Sezioni Camera e Passeggiate Musicali; Alessio Vlad,  direttore Sezione  Ttendenze; Lina Wertmuller,  Direttore Sezione CineMusic.
postato da: VincenzoGreco alle ore 17:41 | link | commenti (1)
categoria:cronaca
mercoledì, 31 maggio 2006
Attacco concentrico al neo ministro della Salute, Livia Turco, rivolto dal Codacons e da Cittadinanzattiva.  Il motivo del contendere è la vendita dei farmaci nei supermercati. turco
Strano sentire dal Ministro della Salute la negazione di quanto L’Unione aveva promesso nel programma elettorale, e cioè la liberalizzazione anche dei canali di vendita dei farmaci senza obbligo di prescrizione”. E’ il commento di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Questo voltafaccia del Ministro rischia di apparire  - ha aggiunto Petrangolini -come una difesa di interessi di una categoria, piuttosto che l’avvio di un lavoro incentrato sulle reali esigenze dei cittadini, come quelle di poter cogliere gli aspetti positivi di una reale concorrenza di mercato”.
Anche per il Codaconsle dichiarazioni” della Turco “lasciano perplessi e preoccupati”. L’associazione di consumatori guidata da Carlo Rienzi, chiede al neo ministro  “di far cessare la pubblicità ingannevole e tambureggiante di Federfarma che da mesi spende milioni di euro per imbonire le testate e convincere i consumatori che se una notte gli capita un accidenti e la farmacia non c'è ...ci potrebbero lasciare la pelle!
D’altra parte sono gli stessi cittadini che vogliono una liberalizzazione del prodotto come risulta da  un sondaggio effettuato da Cittadinanzattiva; 8 cittadini su 10 si sono dichiarati  favorevoli alla vendita dei farmaci nei supermercati; il 71,95% chiede, però, la presenza di  un farmacista. Per quanto riguarda il livello dei prezzi dei farmaci di libera vendita, tra i responsabili degli aumenti, i cittadini individuano come principale attore le aziende farmaceutiche (67,07%), seguite con il 20,62% dal Ministero della Salute e con il 12,31% dai farmacisti. Il 63,41% ritiene poco efficaci gli sconti sui farmaci come misura per contenere i prezzi (solo il 48,67% dice che nella farmacia di riferimento si applicano sconti), indicando tra le possibili soluzioni l’ “informazione capillare sulle possibilità di sconto” (16,96%); la “riconoscibilità delle farmacie virtuose che applicano lo sconto” (8,43%); i “controlli sulle farmacie per verificare il tasso di sconto applicato” (23,61%) e la “liberalizzazione della vendita dei farmaci nei supermercati con la presenza di un farmacista” (51%).
Aperture alle dichiarazioni della Turco vengono, invece, da Federfarma  che, si legge in un comunicato, “condivide pienamente la decisione del ministro di aprire un tavolo congiunto con i Ministeri, le Regioni  e gli operatori del sistema farmaceutico (produttori, distributori intermedi, farmacie ecc.) per affrontare tempestivamente il problema della spesa farmaceutica pubblica e privata”. Secondo Federfarma il primo obiettivo è “la revisione dei criteri di formazione del prezzo dei farmaci” e “la eccessiva varietà di prodotti diversi dal farmaco presenti nelle farmacie”. Una partita, quindi, tutta da giocare i cui risultati non appaiono, per nulla, scontati.
Vgr
 
postato da: VincenzoGreco alle ore 12:42 | link | commenti (1)
categoria:cronaca
martedì, 30 maggio 2006
Peggiora la fiducia dei contribuenti italiani; è quanto rivela l’associazione dei contribuenti. Il sondaggio, che ha interessato un campione di 1350 persone ed è pubblicato sul sito internet  www.contribuenti.it, rileva , nel mese di maggio, un calo di fiducia dei contribuenti italiani del 2,7% e solo un italiano su quattro e' soddisfatto dei rapporti con il fisco.  In sostanza 314 voti, pari al 23,26%, sono stati espressi a favore del fisco, mentre 1036 voti, pari a 76,74%, contro.
''E' il peggior dato registrato nel 2006, dichiara Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it. “Il pessimo risultato  - aggiunge - è da collegarsi alla mancata restituzione dei rimborsi fiscali ed alla consapevolezza, per molte famiglie, di non riuscire a pagare le imposte a giugno. Argomenti da trattare urgentemente con il ministro Padoa Schioppa”.  
Carlomagno si dichiara pronto  “dialogo ed a un confronto per esporre la gravissima situazione in cui si trovano i contribuenti italiani che non riescono, a causa del carovita, a far fronte al pagamento delle tasse. Sarebbe opportuno aiutare le famiglie e verificare la possibilità di rateizzare le imposte di giugno in almeno 12 mesi”.
L’associazione , infine, lancia un appello anche al presidente del Consiglio Romano Prodi per dare vita a un patto fiscale. Siamo in un momento difficile, l'imposizione è alle stelle, si moltiplicano i casi di imprese in difficoltà  che rischiano il fallimento e di cittadini costretti per pagare le tasse a rivolgersi a usurai.  
Bisogna subito riformare l'amministrazione finanziaria - afferma Carlomagno - così come approvato sin dal 2004 dalla Camera dei deputati ed istituire un tavolo di consultazione permanente con le associazioni dei contribuenti per dare concreta attuazione allo Statuto dei diritti del Contribuente. Siamo entrati in Europa solo con i nostri sforzi ed ora pretendiamo di poter beneficiare anche dei sospirati vantaggi”.
E se le tasse strangolano i lavoratori dipendenti, i pensionati vivono una vita grama. Il problema è ora conciliare i conti pubblici con le esigenze dei lavoratori.
La drammatica situazione dei conti pubblici preoccupa molto, ma questo non significa non affrontare il problema della perdita del potere d'acquisto delle pensioni che è diventato ineludibile", sostiene Betty Leone, segretaria generale dello Spi Cgil.
Gli anziani di questo paese si attendono dal nuovo governo un'attenzione adeguata per affrontare il problema, dopo anni di silenzio e mortificazioni. Per questo – continua Leone - chiediamo al nuovo esecutivo l'apertura di un tavolo di confronto per trovare le misure adatte a contrastare il peggioramento delle condizioni di vita dei pensionati, in vista del varo del prossimo documento di programmazione economica e finanziaria".
Di qui la necessità di ridurre il carico fiscale sui redditi da pensione.  Basterebbe analizzare, scrupolosamente, le soluzioni adottate dai diversi paesi europei: Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Rimedi diversi ma con un unico obiettivo: quello di una seria tassazione agevolata per i pensionati.
vincenzo.greco@girodivite.it
postato da: VincenzoGreco alle ore 18:19 | link | commenti (2)
categoria:economia
lunedì, 29 maggio 2006
 “Invio nel Darfur di una forte missione delle Nazioni Unite, autorizzata a usare la forza per proteggere i civili”. È quanto chiedono, in una lettera aperta al Consiglio di Sicurezza, Amnesty International, Human Rights Watch e International Crisis Group.
 “Il Consiglio di Sicurezza deve adempiere alla propria responsabilità di proteggere la popolazione civile del Sudan da ulteriori attacchi e premere affinché il governo di Khartoum cessi di temporeggiare e accetti la presenza di una forte missione dell’Onu”, afferma Gaerth Evans, presidente di International Crisis Group. “Nel frattempo – dice Gaerth Evans-  occorre sostenere e rafforzare l’azione dell’Unione Africana nel Darfur”.
Il Darfur è la cartina di tornasole per verificare l’impegno del Consiglio di Sicurezza nell’assumersi la responsabilità di proteggere i civili. La campagna contro-insurrezionale del governo sudanese nell’area ha causato decine di migliaia di uccisioni, stupri e attacchi e ha costretto alla fuga quasi due milioni di persone.
Superare la resistenza di Khartoum all’invio di una forza Onu è il primo ostacolo da affrontare”, commenta Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch, che aggiunge: “la prossima sfida è assicurare che le truppe dell’Onu siano autorizzate a fermare gli attacchi alla popolazione civile, anziché mettersi da un lato e stare a guardare”.
Ma potrebbero passare dei mesi prima del dispiegamento della missione Onu. “Per questo, adesso, è fondamentale sostenere l’azione dell’Unione Africana”, dichiara Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, che agisce in condizioni di sicurezza in progressivo e forte deterioramento.
Dalla fine del 2005, gli attacchi contro i civili, gli operatori delle organizzazioni non governative e il personale dell’Unione Africana sono aumentati. Secondo i dati Onu, riferiti ad aprile, almeno 650.000 civili in disperato bisogno non stanno ricevendo assistenza umanitaria perché gli operatori delle Ong non riescono a raggiungerli.
Già il 28 aprile scorso il PAM (Programma Alimentare Mondiale) aveva lanciato l’allarme:per mancanza di finanziamenti potrà essere fornita, solamente, una mezza razione alimentare vitale – ovvero, 1050 calorie per persona al giorno (invece di 2100) – ai 2,1 milioni di persone che hanno bisogno di soccorsi alimentari d’urgenza in Darfur.
Gli sfollati del Darfur – si legge in un comunicato di Medici senza frontiere -non dispongono di alcuna altra risorsa per sopravvivere: vivono stipati in campi in condizioni igieniche precarie e non possono coltivare a causa dell’insicurezza generalizzata che regna nelle zone circostanti”.
Una vera e propria crisi nutrizionale che incombe, nella indifferenza pressoché totale, sugli sfollati del Darfur. La minaccia è ancora più grave dal momento che altri servizi vitali, come la fornitura d’acqua potabile e il sostegno agli ospedali sono colpiti dai tagli al budget.
Il disimpegno da parte dei finanziatori è ancora più difficile da comprendere se si considera che la situazione degli sfollati non è affatto migliorata nel corso dell’anno passato”, afferma Fabrice Weissman, capo missione di MSF in Darfur che insinua un dubbio atroce: “di fatto, la comunità internazionale agisce come se avesse deciso di condizionare l’assistenza vitale alle popolazioni del Darfur alla firma di un accordo di pace tra le parti in conflitto”.
A soffrirne di più sono, naturalmente, i bambini. “L'Unicef – scrive  James Grayresponsabile per la protezione dell'infanzia- fa un appello urgente affinché giungano i fondi indispensabili per continuare a garantire servizi di vitale importanza (inclusa la protezione dagli abusi e l'istruzione) per i bambini del Darfur”.
In un momento in cui nei campi arrivano sempre nuove ondate di profughi, “la violenza raggiunge livelli allarmanti e giungono – continua Gray  nel suo resoconto: ‘In Darfur, i fondi mancano proprio quando ce n'è più bisogno’ - sempre più frequenti notizie di minori arruolati nelle milizie armate, abbiamo bisogno di maggiore protezione per l'infanzia in Darfur”. Un invito accorato che speriamo venga recepito.
 
 vincenzo.greco@girodivite.it
postato da: VincenzoGreco alle ore 14:31 | link | commenti (2)
categoria:esteri
lunedì, 29 maggio 2006
All’Università di Salerno è ancora polemica. Questa volta ad accendere il fuoco della contesa è la ripartizione dei fondi , decisa dal Consiglio di Amministrazione, per le iniziative culturali ( oltre 130 per un importo pari a  circa 170 mila euro, come si può desumere dalla tabella allegata) degli studenti.
A sollevare il polverone è l’associazione ‘Fisciano.com’. Si tratta di un “lunghissimo elenco, condito da cifre che oscillano tra i 400 e i 4500 euro per ogni singola iniziativa. Molte associazioni universitarie – si legge nell’editoriale titolato “L'Università è un luogo ‘Sacro’ ; più di 130 iniziative finanziate dall'Università degli studi di Salerno. E in molti non ne ricordano nemmeno una” - hanno presentato più di una iniziativa, e il record spetta questo  anno, come l'anno scorso, all'associazione Sui Generis: 37 iniziative finanziate”.  
I Ragazzi di ‘Fisciano.com’, chesi definiscono “La virtual community degli studenti dell'università di Salerno”, non hanno peli sulla lingua nell’evidenziare una situazione insostenibile.  elenco
Il caso significativo fu il bando che “metteva a disposizione delle associazioni o dei gruppi studenteschi, gli spazi dell'Ateneo”. Fisciano.com presentò domanda; ma tutto fu inutile. “A Fisciano.com dissero di no – si legge ancora nell’articolo - perché gli spazi andavano assegnati a chi era in posizione più alta in graduatoria per le solite voci: rappresentanti in Cda, partecipazione alle elezioni, ‘amicizie’, ecc.”.
E’ uno sfogo dell’associazione che individua, in ogni caso, un elemento di distorsione nell’assegnazione dei fondi che va cambiato.  A me non resta che invitare i lettori a leggere l’articolo integrale visitando il sito: www.fisciano.com .
Vgr
postato da: VincenzoGreco alle ore 09:53 | link | commenti
categoria:salerno e regione
venerdì, 26 maggio 2006
Si sente spesso parlare di allarme depressione post partum.  Una sintomatologia che, nella forma più lieve, interessa l’80 % delle madri.  Crisi di pianto immotivate, disturbi del sonno e dell'alimentazione, stanchezza eccessiva, irritabilità e umore altalenante sono i sintomi del baby blues: termine tecnico per indicare la forma depressiva più lieve e temporanea. Problemi che tendono a scomparire in 10 giorni, senza lasciare conseguenze. Quando, invece, questa forma di "tristezza" prosegue per un periodo più lungo si parla di depressione post partum. Colpisce tra il 10 e il 15% delle donne, inizia a manifestarsi nel secondo mese e raggiunge il suo picco tra il terzo e il sesto mese dopo il parto. La psicosi puerperale che, fortunatamente, è molto più rara (circa 1 per mille) è caratterizzata da sintomi quali allucinazioni e deliri.
Anche la stima dei filicidi da parte di madri colpite da depressione grave o da psicosi sono approssimative, comunque, sulla base dei dati internazionali, si potrebbe trattare di 2-4 casi l'anno.
Ma per il Comitato dei Cittadini per i diritti Umani, “sconcerta tentare di spiegare razionalmente il gesto omicida di una madre verso il proprio figlio”.
D’altra parte se lo stato depressivo post-partum è serio e interferisce con attività quotidiane o, in ogni caso, quando ci sono dei pensieri suicidi, diventa opportuno rivolgersi ad uno specialista. Ed è proprio quest’ultimo che , spesso, ricorre ad una cura farmacologia.
Se si osservano attentamente i numerosi recenti casi di suicidi ed efferati omicidi, “emerge che le persone che hanno commesso tali atti erano sottoposte a trattamenti per disturbi mentali; nella maggior parte dei casi – si legge nella nota del CCDU -con sostanze psico-farmacologiche con effetti collaterali molto pericolosi: alterazioni del comportamento, dell’umore, aggressività e tendenze suicide od omicide”.
La conseguenza di questo stretto connubio tra disturbo mentale e cura farmacologia è sotto gli occhi di tutti. I dati relativi ai disturbi mentali, diagnosticati nell’ultimo decennio, sarebbero, infatti, in aumento tant’è che dalla definizione di 112 disturbi si è passati a 374 forme catalogate nel DSM IV, il manuale dei disturbi mentali usato per le diagnosi psichiatriche.
In Italia, per esempio, sarebbero 800.000 gli adolescenti che soffrono di depressione; il 9% di bambini soffrirebbero di disturbi psichici, una mamma su cinque soffrirebbe di depressione, per non parlare di schizofrenia che colpirebbe circa 600 mila abitanti della penisola, la Sad, che sta per Stress, rabbia (Anger) e Distrazione, una sindrome che colpirebbe chi utilizza troppo il cellulare in ufficio; il DOC, ovvero un disturbo d’ansia che coinvolgerebbe almeno un milione e duecentomila italiani; la sindrome premestruale; la sindrome di Linus, ovvero la timidezza patologica che porta alla fobia sociale: un disturbo in aumento tra gli adolescenti, che colpirebbe un ragazzo su tre; l’infomania ovvero l’eccessivo uso della tecnologia.
Sono solo alcuni di una serie di comportamenti umani che – aggiunge criticamente il CCDU -vengono catalogati sotto il nome di ‘disturbo’ e diagnosticati dalla psichiatria come squilibri biochimici del cervello; se affianchiamo le statistiche delle vendite di psicofarmaci per ‘curare’ i ‘disturbi mentali’, come quelle indicate dall’Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali del Ministero della salute che ha parlato di una spesa 168 milioni di euro nel 2003 per i nuovi psicofarmaci, è evidente la quantità di interessi che ruotano attorno al campo della salute mentale”.
La cosa più preoccupante è che quando si tratta di fare diagnosi ci sono le certezze sul “disturbo” in questione, “mentre - conclude la nota del CCDU - di fronte alle tragedie nessuno sembra rilevare la pericolosità della somministrazione di alcuni farmaci, in particolare antidepressivi, nonostante recentemente anche le agenzie di controllo sui farmaci, FDA ed EMEA, a seguito di controlli più approfonditi, hanno lanciato allarmi sul rischio di omicidio / suicidio relativo proprio ai farmaci citati”.Ecco perché , secondo il CCDU, sotto osservazione sono “le diagnosi psichiatriche” perché “se le basi non sono attendibili anche i trattamenti che seguono sono molto discutibili”.
greco55@libero.it
(scritto per Oltrenews)
postato da: VincenzoGreco alle ore 21:32 | link | commenti (1)
categoria:cronaca
giovedì, 25 maggio 2006
Vivono in 41 comuni disseminati in sette regioni dell’Italia centro-meridionale, costituiscono una popolazione di oltre 100 mila abitanti; non sono localizzati in un'unica area ma dispersi  a macchia di leopardo su di un territorio di 1430 Kmq che tocca Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e, sopratutto, Calabria; eppure di loro si sente parlare poco. Sono gli albanesi d’Italia, ossia gli Arberesh, una minoranza etnica che lotta per mantenere usi, costumi, abitudini (vedi file allegato in calce) .
E sembra che ci riescano bene. Basta raggiungere le incantevoli gole del Raganello ed il paese di Civita (Cifti) per respirare un’aria diversa.I cartelli stradali e le insegne hanno la doppia lingua, il tempo sembra scorrere più lentamente, più a misura d’uomo. Sono molto organizzati: due portali su internet, giornali, feste, festival.
cacozzaAl poeta e cantautore Zef Kakoca (Pino Cacozza), presidente dell’associazione culturale Arberia, abbiamo chiesto di parlarci di questo mondo. 
Cos’è l’Arberia?
E’ un concetto grandissimo, è una nazione che ha una grande tradizione culturale, linguistica perché legata all’antica lingua arberesh, ha un grande patrimonio di tradizione, di folklore, di musica, di letteratura, di storia.
Siete concentrati in maggior misura nella zona a ridosso del Pollino anche se altre insediamenti si trovano in Campania e in Molise. Quali sono i rapporti tra tutte queste realtà?
Siamo presenti nell’Italia centro-meridionale: Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Ci sono rapporti di grande e fattiva collaborazione perché ci si incontra spesso con scambi di carattere culturale e artistico.
Quando si parla di minoranze linguistiche si fa spesso riferimento a quelle del Nord. Quasi mai si parla della minoranza albanese in Italia. Come se lo spiega?
Le minoranze del Nord hanno avuto sempre una situazione privilegiata sia dal punto di vista economico che materiale per la divulgazione della propria presenza etnica. Quella albanese è una minoranza a chiazze, legata al territorio italiano, che molte volte ha dovuto subire momenti critici di sopravvivenza per la presenza di una cultura egemone. Oggi c’è un rifiorire di questa tradizione e di questa cultura e quindi, qua e là, c’è un risveglio e una rinascita vera e propria.
Tra i problemi che, fino a qualche tempo fa, hanno impedito uno sviluppo armonico della minoranza albanese c’è anche la cattiva predisposizione dei calabresi a coabitare con una realtà diversa?
Non la metterei in questi termini. Gli albanesi hanno sempre avuto un grande rapporto con la popolazione calabrese, anche se le differenze ci sono: dal rito religioso alla ritualità civili per non parlare delle differenze linguistiche. Però tra il popolo arberesh ed il popolo calabrese, storicamente, c’è stato sempre un grande rapporto di collaborazione. Non dimentichiamoci che gli arberesh, gli albanesi, hanno dato un contributo notevole, insieme a tanti calabresi, all’Unità d’Italia ( si insediano nel meridione d’Italia fin dal 1399, N.d.R.)
Lei è uno scrittore ed un poeta. Come difendere la tradizione e la cultura arberesh in Italia in assenza di tutele da parte delle Istituzioni?
La cultura arberesh non ha mai avuto una grande tutela; quindi non c’è mai stata una vera e grande letteratura legata alla musica, alla poesia, al dramma; è stata finora un’opera legata alla grande passione dei cultori. Oggi ci aspettiamo dalla legge un riconoscimento anche da questo punto di vista per dare forze a questa grande ricchezza; una presenza letteraria, in tutti i suoi campi, esiste, ma ha bisogno di aiuti e di sovvenzioni. Abbiamo bisogno di un apporto economico valido per far si che questo patrimonio, ricco e bello, sia manifesto. 
Tra la proposta di istituzione di una provincia Sibaritide-Pollino e la vostra idea di provincia arberesh c’è la possibilità di trovare una sintesi?
L’idea di istituire una provincia della Sibaritide è una proposta politica che si lega pienamente ad un discorso legislativo, quindi, pienamente realizzabile. La proposta di Arbitalia, di istituire una provincia dell’Arberia, è legata, invece, ad una aspirazione sentimentale forse a volte utopistica perché sappiamo che le province si reggono sulla territorialità. Oggi forse con la multimedialità, con il mondo virtuale, crollano i legami territoriali e forse sarebbe anche auspicabile pensare ad una provincia dell’Arberia che leghi queste realtà a chiazze sparse sul territorio. Forse è utopistico ma lo diceva lei io sono un poeta e vivo molte volte di utopia.
E' possibile salvaguardare la lingua?
Ma sicuramente. E’ un discorso primario perché una cultura si esprime fondamentalmente con la lingua. La lingua è il trasmettitore essenziale di una cultura in tutti i suoi aspetti. Io amo la lingua arberesh e voglio assolutamente che sia insegnata nelle scuole, sia presente nei luoghi di lavoro, sia presente anche nella ufficialità.
Comunità albanesi d

Vincenzo Greco
scritto per Oltrenews.it
(La versione completa dell’intervista, che pur non essendo recente è ancora attuale,   è rintracciabile sul sito: www.arbitalia.it)
postato da: VincenzoGreco alle ore 15:35 | link | commenti (2)
categoria:cronaca
giovedì, 25 maggio 2006
Roma.  Oltre 200 lavoratori di RdB Pubblico Impiego hanno dato vita, oggi 25 maggio, ad una clamorosa iniziativa presso l’Ufficio INPDAP Roma 4 (in Via Ballarin 42, zona Tintoretto): con un corteo interno ed un’assemblea aperta a lavoratori ed utenti hanno manifestato contro le pesanti difficoltà che tutti i dipendenti pubblici stanno affrontando.
Il cosiddetto riassetto della Pubblica Amministrazione – dichiara Paola Palmieri della RdB - avvenuto nel corso degli ultimi anni, oltre alla privatizzazione di intere attività pubbliche ha Paola Palmieriscelto come unico terreno di contenimento dei costi l’intervento sulla riduzione degli organici, mentre al contempo sono state aumentate le competenze assegnate agli uffici”.
Per la RdB il “blocco delle assunzioni” e il “conseguente pesantissimo aggravio dei carichi di lavoro rendono sempre più difficile dare risposte tempestive e corrette all’utenza che, come nel caso di un ente previdenziale quale l’INPDAP, è costituita prevalentemente da soggetti deboli, spesso costretti a subire inaccetabili tempi di attesa per ricevere la pensione”.
Per questa ragione nel corso dell’iniziativa è stato chiesto sostegno e solidarietà agli stessi utenti: la manifestazione presso INPDAP si inquadra in una serie di iniziative di lotta intraprese da RdB PI, mirate ad offrire un servizio di qualità ed a restituire a tutta la pubblica amministrazione il ruolo e la dignità che le sono propri.
vgr
postato da: VincenzoGreco alle ore 11:26 | link | commenti
categoria:economia
giovedì, 25 maggio 2006
La morte di due operai, avvenuta nell’esplosione di una fabbrica (ditta Viviano) di fuochi d’artificio in provincia di Salerno, riporta in primo piano l’elevato potenziale di rischio di queste attività, soprattutto nella fase di lavorazione e preparazione dei prodotti pirotecnici.
Si tratta di un settore produttivo di nicchia (879 aziende assicurate per un totale di 1.668 addetti)” dichirara  Franco D’Amico (consulenza statistica attuariale INAIL), “caratterizzato da una struttura estremamente precaria e frammentata (una media pari a meno di 2 addetti per azienda), da un tipo di lavorazione a carattere prevalentemente artigianale e manuale e da un forte radicamento nelle regioni del Mezzogiorno, dove la pratica dei botti e dei fuochi di artificio costituisce l’immancabile corollario, soprattutto nella stagione estiva, alle tradizionali feste popolari”. Secondo i dati INAIL, nel corso dell’ultimo quinquennio,si sono verificati, nel settore della pirotecnia, 389 infortuni sul lavoro (circa un’ottantina l’anno) di cui ben 23 con esiti mortali (per una media di 5 morti l’anno).
La quota più elevata di infortuni si registra nelle regioni del Mezzogiorno con oltre il 50% degli infortuni in generale e il 60% delle morti. In particolare, i 7 casi mortali verificatisi lo scorso anno sono avvenuti tutti in Campania”.
vgr
postato da: VincenzoGreco alle ore 10:27 | link | commenti (2)
categoria:salerno e regione